23. 09. 2021 Ultimo Aggiornamento 22. 09. 2021

Perché non vogliamo le foreste geneticamente modificate

Categoria: Temi di discussione

A marzo scorso, si è tenuta a Roma, presso il Cnr, la Conferenza Finale del Progetto Cost “European Cooperation in Science and Technology, Action FP 0905”.

Si è parlato di alberi geneticamente modificati (GM) alla presenza di studiosi, osservatori ed esperti del settore, giunti da ogni parte del mondo.

La conferenza è stata aperta dalla ricercatrice Cristina Vettori del Cnr, che nel corso dell’intervento ha detto, tra l’altro, che “l’azione Cost è risultata molto importante in quanto ha permesso a diversi ricercatori europei esperti in piante transgeniche di fare il punto della situazione sullo stato attuale delle conoscenze sulle piante forestali Ogm e quindi capire cosa fare per il futuro”.

Cosa fare per il futuro, noi, quelli che non vogliono gli Ogm, lo sapevamo ancor prima del progetto Cost.

In un mio intervento di alcuni anni fa sugli alberi GM (Il Foglietto del 4 luglio 2006), riportavo il pensiero di numerosi studiosi indipendenti. Oggi, a distanza di otto anni, considerato che si continua a pensare di finanziare progetti sugli alberi GM per capire cosa fare nel futuro, ritengo opportuno ribadire che gli alberi GM, come tutti gli Ogm, sono inutili e nocivi (Il Foglietto del 15 aprile 2014). Al riguardo, può tornare utile ricordare brevemente come vengono creati gli alberi GM. Il gene GM viene inserito negli embrioni usando un batterio o un virus. Questo gene è estratto da specie lontane, il cui trasferimento non avverrebbe mai naturalmente.

Nella maggior parte dei casi, per la modificazione si utilizza l’Agrobacterium, ma è stato usato anche il bombardamento (trasformazione biolistica). In realtà, quello che si inserisce o trasferisce non è un semplice gene, ma un cocktail di pezzi diversi di DNA, detto DNA transgenico, che è il vero problema dell’ingegneria genetica (Il Foglietto del 8 febbraio 2006).

Ma quali sono le reali dimensioni del movimento relativo agli alberi GM?

Nel 2003, su 205 domande per la produzione di alberi GM, il 73,5% erano targate USA, il 23% provenivano da alcuni paesi dell'Ocse (soprattutto Belgio, Canada, Francia, Finlandia, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Spagna e Svezia) e il 3,5% da altri paesi (Brasile, Cina, Cile, Sud Africa e Uruguay). L’80% delle domande riguardavano quattro caratteri: resistenza agli erbicidi (32%), geni marcatori (27%), resistenza agli insetti (12%) e riduzione della lignina (9%).

L’85% delle domande riguardava quattro specie forestali: Populus, Pinus, Liquidambar (albero della gomma) ed Eucaliptus. In pratica, i principali caratteri che si vogliono modificare con la tecnica dell’ingegneria genetica sono quattro: sterilità, resistenza agli erbicidi, riduzione di lignina e tossicità.

Esaminiamoli uno per uno e vediamo perché sono modificazioni improponibili e insostenibili.

La Sterilità dovrebbe servire ad ottenere alberi che non producono semi, frutti, fiori o polline, sperando così di evitare la contaminazione via polline di alberi non GM.

Purtroppo, la sterilità non garantisce il blocco completo dell’impollinazione, perché è impossibile ottenere il 100% di sterilità, la quale può quindi diffondersi a piante alimentari e forestali. Chiunque è in grado di capire che le foreste che impediscono la vita ad insetti ed animali non sono più tali. Pertanto, stiamo parlando di una tecnologia che non sarà mai affidabile.

La Resistenza agli erbicidi dovrebbe servire a dare la possibilità agli alberi GM di sopravvivere ai trattamenti con gli stessi e a colpire solo le specie infestanti. La resistenza agli erbicidi è un grosso problema, per i seguenti motivi: il numero uno nella produzione di erbicidi negli USA è la Roundup Ready della Monsanto; l’erbicida spruzzato sugli alberi GM non conosce barriere e, quindi, le piante non GM colpite vengono distrutte; la stessa cosa succede a larve e piccoli mammiferi; sappiamo bene che pesci, rane e invertebrati acquatici sono sensibilissimi agli erbicidi; il Roundup contiene glifosato, una sostanza ormai nota per essere causa di nascite difettose e di allergie; in California, dove gli Ogm si coltivano dagli anni '90 del secolo scorso, c’è stato un aumento di malattie nei lavoratori che usano Roundup; gli effetti sulla vita sembrano essere letali come il DDT, che fu considerato un prodotto innovativo per il controllo delle malattie, sino a quando non s’iniziò a notare la riduzione di uccelli canori ed aquile. La Danimarca ha bandito l’uso di glifosato dopo averne rilevato tracce nell’acqua potabile.

La Riduzione di lignina dovrebbe servire ad ottenere alberi con meno lignina e a rapido accrescimento, per ridurre il costo di produzione della polpa usata dalle industrie cartiere. Si tratta di un carattere che se da un lato fa crescere gli alberi più velocemente, dall’altro rende gli alberi meno resistenti al vento, che così cadono e si decompongono più rapidamente, emettendo CO2 a grande velocità.

Quindi, per fare un favore alle cartiere, dovremmo immettere più CO2 nell’atmosfera e accentuare il problema dei cambiamenti climatici.Non vi pare assurdo?

La Tossicità dovrebbe servire ad ottenere alberi con tossina sistemica che uccide tutti gli insetti che se ne dovessero cibare, senza distinzione tra le diverse specie. Tutti possono capire che si tratta di una vera follia, se si considerano gli effetti ambientali. Diffondere alberi GM tossici significa far fuori molte specie (insetti, animali e microrganismi) dall’ecosistema.

Monica Moore della PAN (Pesticide Action Network) avverte che il gene della tossina è sempre on e non può essere off a piacere. Gli insetti che sviluppano resistenza alla tossina, determinano una selezione con produzione di super insetti. Moore sottolinea un ulteriore potenziale pericolo: i geni della tossina del batterio Bacillus thuringiensis si ricombinano con i geni di altri batteri del suolo, dando luogo al pericoloso TGO - Trasferimento Genico Orizzontale (Il Foglietto del 9 aprile 2013), ignorato di proposito da chi è a favore della coesistenza degli OGM con le colture tradizionali, spostando così l’attenzione dei politici solo sulla contaminazione per impollinazione.

Purtroppo, la contaminazione avviene anche, e in modo ancora più subdolo, attraverso il TGO. Ed è per questo che la coesistenza è impossibile. Nonostante le evidenze sulla contaminazione attraverso il TGO, le Direttive Europee sugli Ogm continuano ad ignorarlo e quindi a proporre leggi e regolamenti che ne prevedono la coesistenza.

Ma la Commissione Europea e il Consiglio Europeo sono informati? La risposta più logica è che non lo sono, in quanto nei Comitati sono presenti componenti legati alle multinazionali.

Questa breve rassegna sugli alberi GM, mentre conferma l’inutilità e nocività degli Ogm, del resto già evidenziata in diversi precedenti contributi (ultimo tra tutti, Il Foglietto del 15 aprile 2014), suggerisce ai giovani ricercatori, soprattutto a chi si occupa di ricerca a livello molecolare, di non usare la tecnica per ottenere Ogm o alberi GM, ma di farsi finanziare progetti che hanno come obiettivo quello di studiare la biodiversità naturale, o di quella che è rimasta, per una migliore conservazione, gestione e utilizzazione delle risorse che essa offre, all’uomo in particolare, mettendo così la scienza a servizio della collettività (quella che lavora e ci paga gli stipendi) e non di chi la vuole avvelenare, finanziando progetti di ricerca sugli Ogm.

È un vero peccato che la carriera dei giovani ricercatori debba essere condizionata da questi progetti e non da quelli che dovrebbero finanziare gli Stati.

Da questo punto di vista, lo Stato Italiano è messo peggio di tanti altri. Questa storia dei finanziamenti alla ricerca sembra diversa da quella degli Ogm, ma è la stessa storia.

*Già direttore dell’Igv-Cnr

Fonti:

-  Conferenza Finale del Progetto Cost: http://www.cnrweb.tv/foreste-ogm/

-  Articoli vari sull’argomento: http://www.i-sis.org.uk/GE-trees.php

-  Libro: Il tramonto dell’euro, di Alberto Bagnai

-  Libro: Euroschiavi, di Marco Della Luna e Antonio Miclavez


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