17. 09. 2021 Ultimo Aggiornamento 15. 09. 2021

Isfol, dalla Relazione della Corte quante criticità amministrative

Categoria: Altri Enti

Non è una Relazione di routine quella depositata dalla Corte dei conti il 9 dicembre scorso, avente ad oggetto il controllo sulla gestione finanziaria dell’Isfol, per il biennio 2013-2014.

Nel documento redatto dai magistrati di via Baiamonti, infatti, oltre ai dati contabili necessari per accertare lo stato di salute delle finanze dell’ente di ricerca vigilato dal ministero del Lavoro, vi sono anche alcune notizie destinate a suscitare un certo clamore, che difficilmente non potranno non impensierire il neo commissario Stefano Sacchi, nominato nei giorni scorsi dal ministro Poletti, se non altro perché rischiano di condizionare pesantemente la gestione dell’Istituto.

Quanto all’aspetto finanziario, il biennio in esame ha fatto registrare un avanzo di 4,45 mln di euro nel 2013 e di 4,81 mln di euro nel 2014.
 
L’avanzo di amministrazione, 21,6 mln di euro nel 2013 e 26,66 mln di euro nel 2014, è determinato quasi esclusivamente dalla consistenza finale della cassa.  

Gli esercizi 2013 e 2014 hanno chiuso con un avanzo economico di esercizio di 654.907,01 euro nel 2013 e di 7.995,35 euro nel 2014.  Il patrimonio netto dell’ente è pari ad euro 6,48 mln nel 2013 e a 6,49 mln di euro nel 2014 in aumento del 11 per cento rispetto al 2012.  

In forte aumento, rispetto al 2012, è la liquidità che, nel 2014, è stata pari a 29,1 mln.

Nel passivo dello stato patrimoniale risalta l’aumento dei fondi rischi ed oneri, 12 mln di euro nel 2013 e 11,2 mln di euro nel 2014, in considerazione dell’evoluzione del contenzioso e del rischio connesso al mancato riconoscimento di alcune spese rendicontate e non ammesse in sede di verifica amministrativa-contabile.

Il contenzioso, infatti, è in forte crescita, al pari dell’importo totale stimato del valore delle cause nel biennio in esame (10 mln di euro nel 2013 e 12,8 milioni di euro nel 2014) rispetto all’esercizio 2012 (8,4 mln di euro), prevalentemente a causa di rapporti di lavoro e contratti di locazione.

Nel corso del 2013 e del 2014, infatti, sono venute a maturazione criticità amministrative dal forte impatto finanziario per l’Isfol riferibili a gestioni precedenti.

Tra le questioni di maggior rilievo, in ragione dell’impatto negativo che ne potrebbe derivare alle finanze dell’ente, vi è la soccombenza nel giudizio di appello riguardante l’illegittimità del recesso ante tempus dal contratto di locazione della precedente sede istituzionale dell’Isfol di via Morgagni, 33, di proprietà della “Fondazione Enpaia”.

Al riguardo, la Relazione della Corte evidenza che i “gravi motivi” che spinsero l’Isfol al recesso furono giustificati dal direttore generale pro-tempore con l’esigenza di dare corso ad un processo di razionalizzazione delle risorse umane e degli assetti organizzativi con l’unificazione delle varie strutture ed uffici, di contenimento della spesa e di ottimizzazione del lavoro.

Il Giudice d’Appello, confermando la sentenza di primo grado del 2012 e l’insussistenza dei richiamati “gravi motivi” ha condannato l’Isfol al pagamento di 2,3 mln di euro, oltre a spese di lite, evidenziando, in particolare, che i gravi motivi devono avere carattere oggettivo e devono collegarsi a fatti estranei alla volontà del conduttore, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto locativo e che l’antieconomicità della prosecuzione dell’attività produttiva non realizza la condizione della sussistenza dei gravi motivi che abilitano il conduttore a recedere dal contratto di locazione.
 
Altre questioni di particolare criticità, sono rappresentate dalle contestazioni mosse dal Nucleo di verifica e controllo Nuvec (già Uvec) dell’Agenzia per la coesione territoriale e della Direzione territoriale del lavoro di Roma del Ministero del lavoro, all’esito delle verifiche sulle spese sostenute da dipendenti Isfol per complessivi 1,51 mln di euro, a valere sulle risorse comunitarie per la programmazione 2000-2006, in violazione di previsioni normative e/o regolamentari, nazionali e comunitarie.

Inoltre, nella Relazione della Corte si segnala il contenzioso - che espone l’Istituto per oltre 500 mila euro – riguardante il licenziamento dell’ex direttore del personale dell’Isfol.

Con una recente pronuncia – si legge nella Relazione - la Corte di Appello Roma ha accertato la nullità del licenziamento disciplinare, contestando la violazione di disposizioni legislative inderogabili e l’incompetenza assoluta del soggetto che ha adottato il provvedimento in luogo dell’Ufficio procedimenti disciplinari e ha intimato all’Ente il reintegro e il risarcimento dei danni.  

Appare opportuno segnalare – si legge sempre nella predetta Relazione – che la Corte dei conti in sede di giudizio di responsabilità ha già condannato in primo grado il medesimo dirigente per indebita percezione di emolumenti relativi all’incarico di livello dirigenziale generale svolto presso il Mlps (Ministero del lavoro e della politiche sociali, ndr), in assenza del prescritto titolo di laurea falsamente dichiarato dall’interessata. Avverso tale decisione è stato proposto appello.

Ancora di significativa evidenza, ad avviso dei giudici contabili, appaiono sia per volume (n. 113 ricorsi) che per valore (stimato complessivamente in oltre 4,5 mln di euro) anche i numerosi contenziosi intentati da lavoratori assunti dall’Isfol con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (nel 2011 e nel 2012), che hanno chiesto in sede giudiziale il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro.     
                                                 
E’, inoltre, pendente il ricorso presentato dall’Isfol contro l’avviso di addebito dell’Inps che ha intimato il pagamento di 1,4 mln di euro, oltre sanzioni ed interessi, a titolo di contributi omessi a causa della presunta erronea qualificazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati sino al 2007 con n. 209 collaboratori. A tal proposito – precisano i magistrati della Corte - l’Ufficio legale e contenzioso dell’Isfol ritiene che l’importo di 1,4 mln di euro sia da riqualificare in 417 mila euro all’esito della eventuale e dovuta compensazione con i contributi comunque versati dall’Isfol alla gestione separata Inps per gli stessi soggetti.  

Appaiono pure significativi - sempre ad avviso dei magistrati contabili - alla luce dei valori evidenziati dall’Ufficio legale e contenzioso (3 mln di euro nel 2013) i ricorsi presentati da circa 70 dipendenti dell’Ente, attualmente stabilizzati, con l’intento di ottenere il riconoscimento dell’anzianità pregressa maturata presso l’Isfol con altre forme contrattuali.
 
Seppur di minore impatto finanziario per l’ente, viene segnalata, poi, la contestazione mossa all’atto della compilazione del Modello 770/2013, riguardante il ritardato invio e pagamento dei modelli F24 relativi al mese giugno 2012, con conseguente maggior esborso per l’Isfol di 41.612 euro per interessi di mora in sede di “ravvedimento operoso”.  
 
Sempre di rilievo per valore complessivo di causa, oltre 1 mln di euro, è l’azione risarcitoria intentata in sede civile da un dirigente dell’ex Istituto affari sociali (Ias) all’esito della sentenza del Tar Lazio, non appellata, che aveva disposto l’annullamento del licenziamento comminatogli dai vertici dell’ex Ias.

L’Isfol, in attesa che la pretesa risarcitoria possa essere definita anche in sede civile, ha provveduto alla messa in mora dei vertici amministrativi dell’ex Ias, responsabili, ratione temporis, della mancata impugnazione in appello della richiamata sentenza Tar Lazio.  

Infine, sono tuttora pendenti due giudizi per presunto svolgimento di mansioni superiori (valore complessivo 400 mila euro) che, in caso di soccombenza, potrebbero dare luogo a un giudizio di responsabilità a carico del dirigente che ha disposto l’assegnazione.   

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