17. 09. 2021 Ultimo Aggiornamento 15. 09. 2021

Il Cnr annaffia l’orto del vicino. Che è sempre più verde

Categoria: Cnr

di Ivan Duca

Il Foglietto si è occupato spesso e volentieri dell’Istituto di scienze neurologiche (Isn) del Cnr di Mangone, alle porte di Cosenza, per richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore il destino della ricerca nel nostro Paese.

Mai avremmo immaginato di dovercene occupare ancora, questa volta, però, per un profilo assai singolare e stravagante.

Sta accadendo, infatti, che in un terreno della superficie di circa 5mila mq., finitimo all’Istituto diretto, non senza polemiche, da Antonio Gambardella, sia sorto e stia rigogliosamente sviluppandosi un meraviglioso orto dalle primizie di ogni genere, tra le quali zucchine, melanzane, fagiolini, peperoni rossi, gialli e verdi.

La coltivazione avverrebbe ad iniziativa dello stesso proprietario dell’area su cui insiste l’Istituto del Cnr che, oltre ad avvalersi di un operario, a volte può contare anche sulle prestazioni estemporanee di qualche dipendente dell’Istituto, particolarmente abile nel governare la motozappa.

L’iniziativa, documentata da una sequenza fotografica (foto 1, foto 2, foto 3foto 4foto 5, foto 6, foto 7, foto 8, foto 9, foto 10), sarebbe di per sé encomiabile se non ci fosse un dettaglio, tutt’altro che trascurabile, che lascia quanto meno perplessi.

Si  tratta del fatto che l’orto in questione viene “abbeverato” da un bocchettone che trovasi posizionato, come dimostrato da alcune foto in possesso del Foglietto, all’interno dell’area Cnr e che, grazie ad un allaccio di tubatura, si propaga al di là della rete di confine.

Nulla da dire contro il millenario principio che esorta a dar da bere agli assetati, soltanto che trattasi di una pratica che può avvenire solo una tantum sed non semper. La parabola del Buon Samaritano insegna.

Ora non è chiaro se l’acqua utilizzata per annaffiare sia potabile oppure estratta da un pozzo artesiano, con l’ausilio di una pompa sommersa alimentata a energia elettrica. Ma trattasi di dettaglio secondario, atteso che sia nel primo che nel secondo caso, l’onere ricadrebbe sempre sul Cnr. O sotto forma di bolletta idrica oppure energetica, in aggiunta alle spese di manutenzione e eventuali riparazioni della medesima pompa.

Sta di fatto che, oggi come oggi, le bollette sono sicure come la morte, ossia inesorabili e, quando arrivano, bisogna saldarle.

Il fenomeno, che ha quasi del surreale, è sotto gli occhi di tutti. E se ce ne siamo accorti noi a Roma, la cosa in quel di Mangone dovrebbe essere ormai di dominio pubblico.

Stupisce e sconcerta, perciò, che – a meno che non sia stato sottoscritto una qualche sorta di contratto tra il Cnr e l’ortolano - a non rendersene conto sia proprio l’autorevole direttore dell’Istituto, professor Antonio Gambardella che, certamente, non è uno sprovveduto e al quale incombe, comunque, l’onere di vigilare sul complessivo andamento dello stesso Istituto.

Si tratta, ora, di capire chi possa aver autorizzato l’allaccio idrico, che sicuramente sviluppa l’orto – che, manco a dirlo, è sempre più verde - ma impoverisce l’Istituto.


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