05. 12. 2020 Ultimo Aggiornamento 05. 12. 2020

Interrogazione al Ministro della Ricerca sulla presenza del Cnr nella società Cnccs

Categoria: Cnr

Dopo l’interrogazione (n. 4-03698 del 18 giugno 2020) al Ministro della salute, di cui Il Foglietto ha dato notizia il 23 giugno, presentata da un gruppo di senatori del M5S (primo firmatario, Elio Lannutti), in merito alla presenza dell’Istituto superiore di sanità (Iss) nella società consortile a responsabilità limitata CNCCS, analogo atto (n. 4-03854), come riportato nell’Allegato B al resoconto della seduta n. 241 del Senato della Repubblica del 16 luglio scorso, è stato presentato al Ministro dell’università e della ricerca (Mur), con riguardo alla presenza nella medesima compagine societaria CNCCS del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

Di seguito, il testo integrale della nuova interrogazione, che vede anch’essa come primo firmatario il sen. Lannutti.

“LANNUTTI, CROATTI, FERRARA, VANIN, ACCOTO, PESCO - Al Ministro dell'università e della ricerca. -

Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

l'Agenzia giornalistica Italia (AGI), lo scorso 9 luglio ha dato notizia che il Ministro dell'università e della ricerca si è recato in visita presso "i laboratori dell'IRBM SpA e del Consorzio pubblico-privato CNCCS Scarl nella sede di Pomezia, complimentandosi con i ricercatori dell'Irbm e della controllata Advent per il lavoro svolto nella messa a punto del candidato vaccino antiCovid 19 realizzato in partnership con lo Jenner Institute della prestigiosa Oxford University e con l'autorevole multinazionale Astra Zeneca";

lo stesso Ministro, sempre secondo quanto riportato dall'AGI, ha aggiunto: "Come Ministero stiamo lavorando per rafforzare la collaborazione tra la straordinaria ricerca pubblica e le tante iniziative private che rappresentano un punto di forza nel nostro Paese. A breve ci sarà nella nostra programmazione la disponibilità di risorse apposite per finanziare la ricerca. Ciò significa investire sul futuro del nostro Paese, sulla sua sicurezza e sul suo benessere";

la società CNCCS S.c.ar.l, con sede in Pomezia è stata costituita il 17 novembre 2010, con un capitale sociale di 100.000 euro, da un socio pubblico, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con il 20 per cento delle quote sociali, e da un socio privato, Irbm Science Park Srl (ora, Irbm SpA), con l'80 per cento delle quote;

in data 14 febbraio 2011, a seguito di acquisto dalla Irbm Science Park Srl di quote pari a 10.000 euro (10 per cento del capitale), l'Istituto superiore di sanità entrava a far parte della compagine societaria CNCCS;

risulta all'interrogante che, nell'adunanza dell'8 maggio 2020, tenutasi in videoconferenza ai sensi dell'art. 85, comma 3, lett. e) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato e trasmesso al Parlamento, insieme al conto consuntivo per l'esercizio 2018, la relazione con la quale riferisce sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'ISS;

nelle conclusioni della relazione, i magistrati contabili invitano "l'ISS a procedere al costante monitoraggio della partecipazione in CNCCS scarl (Collezione Nazionale di Composti Chimici e Centro screening) trattandosi di società partecipata in cui il numero dei dipendenti è inferiore rispetto agli amministratori. Questa Corte richiama l'attenzione degli organi dell'Istituto circa l'obbligo dell'adozione delle misure di razionalizzazione previste dall'art. 20, comma 2, del decreto legislativo 175 del 2016, in occasione della prossima revisione delle partecipazioni societarie";

l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), con delibera n. 58 del 30 gennaio 2019, ha rilevato che le modalità di costituzione della società consortile CNCCS "non appaiono coerenti con le previsioni del combinato disposto dell'art. 5, comma 9, del decreto legislativo 50/2016 con l'art. 7, comma 5, del decreto legislativo 175/2016 e già dell'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 162/2016, nonché dell'avviso espresso dalla stessa ANAC nel parere AG5/2018/AP e dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011";

in pratica, il Cnr, con il placet del Ministero dell'istruzione, università e della ricerca, avrebbe individuato il socio privato entrato a far parte, con l'80 per cento del capitale sociale (dopo pochi mesi ridottosi al 70 per cento, con l'ingresso dell'ISS) della società consortile CNCCS in maniera illegittima, avendo omesso il ricorso alla procedura di evidenza pubblica, come richiesto dalla legge, qualora, come nel caso di specie, il soggetto privato detenga quote superiori al 50 per cento;

l'invito ad adottare misure di razionalizzazione ex art. 20, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2016, rivolto dalla Corte dei conti a CNCCS S.c.ar.l, si mostra del tutto fondato in quanto, a fronte di un numero di amministratori pari a 7 (il presidente del cda, professor Enrico Garaci; il vice Presidente, professor Giovanni Rezza, subentrato il 30 gennaio 2020 al professor Gualtiero Ricciardi, dimessosi il 31 dicembre 2018; l'a.d., dottor Pietro Di Lorenzo e i 4 Consiglieri di amministrazione, avvocato Ilaria Di Lorenzo, avvocato Matteo Liguori, dottoressa Ezia Ferrucci e dottor Paolo De Natale), alla data del 31 dicembre 2019, secondo dati Inps, il numero dei dipendenti della medesima CNCCS scarl, risulta essere, in media, pari a 3 (6 nel primo trimestre, 3 nel secondo, ridottisi a 2, nel terzo e quarto trimestre);

tale dato sembra sollevare, tra l'altro, interrogativi in ordine alle modalità con le quali CNCCS, dal 2010 ad oggi, abbia potuto realizzare, con un numero di dipendenti esiguo (2/3 unità di personale, con qualifica ignota), i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero con oltre 60 milioni di euro con appositi decreti a valere sul FOE (Fondo ordinario enti di ricerca), nell'ambito della sezione progetti di rilevanza internazionale;

a tali interrogativi sembra aver dato risposta il sindacato di ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca Anpri che, con un comunicato del 27 gennaio 2020, afferma che almeno l'80 per cento dei fondi pubblici assegnati dal Ministero alla CNCCS sarebbe finito nella casse del socio maggioritario della stessa CNCCS (Irmb SpA o sua controllata) che dovrebbe aver realizzato i progetti di ricerca, con una partecipazione marginale dei ricercatori dei soci pubblici;

in pratica, la CNCCS, come già evidenziato, costituita illegittimamente, avrebbe "subappaltato", senza il ricorso a gara pubblica, come richiesto dalla legge, i progetti di ricerca alla Irbm SpA (il cui amministratore delegato lo è anche di CNCCS, la cui sede è ospitata all'interno della stessa Irbm di Pomezia, come del resto confermato dal ridetto comunicato dell'AGI) o altra società controllata dalla medesima Irbm;

dal bilancio 2018, ad esempio, si rileva che CNCCS, a fronte di un valore alla produzione di euro 9.310.005, di cui 9.225.000 a titolo di contributi in conto esercizio, ha registrato costi alla produzione per euro 9.285.314, di cui 8.987.981 a titolo di costi per servizi, mentre i costi lordi per il personale sono stati pari ad euro 223.999,

si chiede di sapere:

qualora i fatti descritti rispondano al vero, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche alla luce del rilievo mosso dalla Corte dei conti nella relazione al Parlamento dell'8 maggio 2020, che deve intendersi rivolto, per analogia, anche al CNR, per evitare che lo stesso CNR continui a far parte di una società, la CNCCS, dai contorni poco chiari;

in particolare, se il Ministro non ritenga di segnalare i medesimi fatti alle competenti autorità, anche al fine di accertare eventuali irregolarità.”

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