28. 06. 2017 Ultimo Aggiornamento 26. 06. 2017

Blocco scatti stipendiali dei docenti universitari: la protesta approda in Parlamento

Categoria: Lavoro

Come molti lettori ricorderanno, Il Foglietto in più occasioni si è occupato dell’iniquo blocco degli scatti stipendiali dei docenti universitari, ritenendo ingiusto che ad essi fosse stato negato un diritto che veniva concesso, invece, ai “fratelli” dipendenti degli enti di ricerca.

Sono ormai passati diversi mesi da questa nostra presa di posizione, ma la questione è tutt’altro che risolta. Bene ha fatto, perciò, il prof. Enzo Borsellino dell’Università degli studi Roma Tre a portarla all’attenzione dell’on. Flavia Piccoli Nardelli, nella sua qualità di presidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera dei deputati.

Nella lettera, i docenti chiedono un’audizione da parte dei membri della Commissione, se possibile insieme ai componenti della Commissione Bilancio, per esporre più dettagliatamente i termini della questione, affinché sia possibile reperire, con la prossima legge di stabilità, i fondi necessari per ripristinare tali scatti a partire dal 2015, domandando per il quadriennio 2011-2014 soltanto il riconoscimento degli effetti giuridici.

Per protestare contro l’ingiusto permanere del blocco degli scatti - che risale ormai al 2011 e a danno dei soli docenti universitari, mentre agli altri dipendenti pubblici è stato tolto – il 40% del corpo docente, si legge nella lettera, è pronto a “bloccare le procedure per la Valutazione della Qualità della Ricerca negli atenei italiani e a non candidarsi per la valutazione della stessa VQR” e a non chiedere “il codice ORCID necessario per accreditare i propri titoli scientifici in vista della stessa  VQR”.

E’ ovvio che una mobilitazione siffatta senz’altro impedirebbe lo svolgimento della valutazione. Farebbe, perciò, bene “la politica” ad adoperarsi per scongiurare una tale eventualità, grave esito di una scelta estrema che i docenti – ne siamo certi - mai avrebbero voluto fare.

Un indimenticabile politico della prima repubblica diceva che “non basta aver ragione, perché ci vuole pure qualcuno che te la dà”. I professori ragione ce l’hanno. Non resta che dargliela, questa benedetta ragione. Pure senza fare tante storie.

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