28. 10. 2021 Ultimo Aggiornamento 25. 10. 2021

Crisi di governo, ora ci aspettano mesi di lacrime e sangue

Categoria: Il Foglietto

Eravamo stati facili profeti quando si è aperta questa crisi a vedervi come sbocco il baratro.

E sì, perché colui che incolpava Conte di aver provocato un vulnus alla nostra democrazia ci ha buttato in una situazione che di democratico ha ben poco, tutt’altro.

Fino alla primavera 2023 ci aspetta una vera e propria sospensione del nostro sistema parlamentare, così come accadde nel novembre del 2011 quando, caduto il governo Berlusconi (evento che vivemmo, comunque, come una liberazione salvifica, dato che non lo avevamo mai apprezzato), si insediò il governo Monti ed assistemmo per 529 giorni, un anno cinque mesi e dodici giorni, allo spettacolo deprimente di un Parlamento che, obbediente agli ordini governativi, approvava, senza discutere, a tambur battente, provvedimenti che non facevano altro che peggiorare la situazione economica del paese (non vi fu alcuna ripresa) ed impoverire la gran parte degli italiani.

Quel governo arrivava dopo mesi in cui l’Italia fu messa sotto attacco da parte della finanza europea con i titoli soprattutto bancari in caduta libera - anche per la cattiva gestione delle stesse banche, in primis del Monte Paschi che era andato in crisi dopo lo scellerato acquisto, avallato da Bankitalia, di Antonveneta - e lo spread dei titoli di stato a quota 500 e più.

I mercati avevano cominciato ad agitarsi a maggio, quando in importanti città d’Italia vennero eletti sindaci poco graditi perché ritenuti troppo a sinistra, come Giuliano Pisapia a Milano, Luigi de Magistris a Napoli e Massimo Zedda a Cagliari. Ma ancor più si agitarono alla luce dell’esito dei referendum abrogativi tenutisi il 12 e 13 giugno, che sancirono il ritorno all’acqua pubblica e ai servizi pubblici (attuato, però, solo dal Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris), ribadirono il no al nucleare e abrogarono la legge ad personam sul legittimo impedimento.

Ma la vera mazzata sul governo arrivò da Francoforte il 5 agosto 2011: una lettera firmata da Jean Claude Trichet, governatore uscente della Bce, e da quello già designato, ma non ancora in carica, Mario Draghi. Una missiva secretata, che venne resa nota solo il 29 settembre grazie ad uno scoop del Corriere della Sera.

Una lettera che di fatto anticipava il programma del governo Monti. Leggendo il testo, che vi proponiamo a seguire, possiamo già immaginarci cosa ci aspetta nei prossimi mesi.

«Caro Primo Ministro,

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.

Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.

Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:

1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.

a) E' necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.

b) C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.

c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.

a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E' possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.

b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.

c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.

3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.

Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.

Con la migliore considerazione,

Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

Ma per tornare ad oggi, non potevamo certo pensare che potesse durare un governo che, seppure con molte approssimazioni operative, ha cercato di essere vicino ai cittadini in questi mesi così difficili.

Il paradosso è che proprio a quel governo - che tanto ha fatto, e in gran parte ci è riuscito, per far cambiare le politiche economiche europee e per far ottenere all’Italia quei 209 miliardi che tanto hanno ingolosito le potenti lobbiy che da sempre condizionano la vita politica ed economica del paese – ora viene dato il benservito.

Ora tutti esultano soddisfatti, giornali, televisioni e quanti che per mesi hanno posto sotto attacco Giuseppe Conte, accusandolo di incapacità e, addirittura, di mancanza di democrazia.

Non so quanto saremo soddisfatti noi, comuni mortali, disoccupati, cassintegrati, giovani precari, working poor, pensionati, fra qualche mese, quando: cadrà il divieto di licenziamento, finirà la cassa integrazione, sarà cancellato il reddito di cittadinanza, saranno tagliate le pensioni, la disoccupazione giovanile aumenterà perché si andrà in pensione sempre più tardi.

No, non abbiamo molto da sperare.

Quanto alla sanità, ci indebiteremo anche col Mes, per continuare a finanziare i privati e a tagliare risorse al sistema sanitario nazionale, nonostante la terribile lezione della pandemia con le sue migliaia di morti.

Né c’è di meglio da sperare per scuola e università.

Sicuramente, invece, saranno contenti speculatori finanziari, Confindustria e banche in cattive acque che, ancora una volta, saranno salvate, come suol dirsi, con i soldi dei fessi.

Sulle banche vorremmo mestamente ricordare che, finché il loro operato sarà condizionato dalla politica, continueranno a fare scelte scellerate.

Colui che col suo presunto 2% (ma pensiamo sia molto meno) ha determinato tutto questo sarà contento, tutto sarà tornato alla normalità, quelli che pagano le sue conferenze non andranno certo in crisi, anzi si arricchiranno ancor più con i 209 miliardi.

Purtropppo per lui, alle elezioni del 2023 sparirà per sempre dalla scena politica. Così come subiranno un tracollo mortale tutte quelle forze politiche che si presteranno a votare provvedimenti che aggraveranno ancor più la già drammatica diseguaglianza che c’è in Italia.

La destra ringrazia perché se si fosse andati ora alle elezioni, con una coalizione guidata da Giuseppe Conte  che comprendesse gli attuali partiti di governo, ad eccezione naturalmente di Italia viva, sicuramente sarebbe stata sconfitta. Invece, dopo le politiche lacrime e sangue che ci aspettano, si rafforzerà e vincerà.

Una sceneggiatura scritta da mesi, Renzi ne è stato solo l’apparente regista.

Adriana Spera
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