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Giovedì, 24 Set 2026

di Biancamaria Gentili

Con un articolo della scorsa settimana, Il Foglietto aveva portato all’attenzione dei lettori la grave situazione in cui versavano alcune decine di migliaia di lavoratori precari della pubblica amministrazione, che alla fine di luglio rischiavano di trovarsi senza lavoro.

L’art. 1, comma 400, della legge di stabilità 2013 (n. 228 del 24 dicembre 2012) aveva previsto, infatti, la possibilità per la pubblica amministrazione di “prorogare i contratti di lavoro subordinati a tempo determinato, in essere al 30 novembre 2012, che superavano il limite dei trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, previsto dall’art. 5, comma 4-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, o il diverso limite previsto dal Contratti collettivi nazionali del relativo comparto, fino e non oltre il 31 luglio 2013.

Detta proroga era stata consentita, comunque, “nelle more dell’attuazione dell’articolo 1, comma 8, della legge 28 giugno 2012, n. 92 ” ovvero della emanazione da parte del Ministero per la pubblica amministrazione, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, di un provvedimento che individui e definisca gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti degli enti pubblici.

“Il confronto sindacale – scrivevamo sul Foglietto - ad oggi, è in stand by, non avendo prodotto i risultati attesi, per cui sono in tanti a sollecitare il neonato governo Letta, in attesa di una soluzione definitiva del problema che potrebbe sfociare in una nuova stagione di stabilizzazioni, a differire al 31 dicembre 2013 la proroga in scadenza alla fine di luglio. L’operazione-tampone avrebbe un costo tra i 100 e i 150 milioni di euro, che potrebbero essere reperiti con un emendamento al decreto sblocca pagamenti”.

Lo scorso venerdì, lungi dall’affrontare alla radice l’annoso problema, il governo ha scelto la via meno impegnativa, prorogando al 31 dicembre 2013 la durata dei contratti in scadenza il prossimo 31 luglio.

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