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Venerdì, 30 Gen 2026

Di recente, l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (OCPI), istituito presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dall’economista Carlo Cottarelli (quasi premier, poco prima del governo Conte I), ha presentato uno studio, a firma dello stesso Cottarelli e di Mario Barbuto, Alessandro De Nicola e Leonardo D’Urso, contenente proposte per la soluzione dell’annoso problema della lentezza della giustizia civile nel nostro Paese.

Si tratta di un documento di dieci pagine che, preliminarmente, evidenzia le stime sulla durata dei processi elaborate nel 2016 dalla European Commission for the Efficiency of Justice del Consiglio d’Europa, in base alle quali, in Italia, la durata media dei processi civili che arrivano al terzo grado di giudizio è di 8 anni e 1 mese, mentre in Francia è di 3 anni e 4 mesi, in Spagna di 2 anni e 8 mesi e in Germania di 2 anni e due mesi.

Di fronte a differenze temporali davvero eclatanti che, indubbiamente denotano gravi carenze nel nostro sistema giustizia, i quattro studiosi individuano alcuni rimedi, tra i quali solo uno, in tre punti, sembra rappresentare una novità, seppure – a nostro avviso – negativa.

Secondo gli autori dello studio, infatti, per alleggerire la giustizia civile, che nel 3° trimestre 2019 contava oltre 3,3 milioni di processi pendenti, occorre disincentivare, sia per i clienti sia per gli avvocati, il ricorso in giudizio e la resistenza temeraria. In particolare, bisogna:

  • portare il contributo unificato per l’inizio di una causa alla media europea;
  • condannare l’attore soccombente in Appello o in Cassazione a pagare un importo pari al quadruplo del contributo unificato (a favore dello Stato). In caso di ricorso in Cassazione contro la cosiddetta “doppia conforme” (vale a dire soccombenza sia in primo che in secondo grado), e in caso di ulteriore sconfitta, le spese andrebbero liquidate alla parte vincitrice in misura pari almeno al triplo di quelle riconosciute dalla Corte di Appello;
  • calcolare al tasso previsto dalla legge 231/2002 (8 per cento sul tasso legale) gli interessi di mora dalla data dell’atto introduttivo dell’appello o del ricorso in Cassazione.

I tre punti, ancorché di dubbia costituzionalità, non appaiono condivisibili e, se dovessero essere attuati dal Parlamento, e noi ci auguriamo che non lo siano, andrebbero a penalizzare fortemente i cittadini meno abbienti che, di fatto, verrebbero sì scoraggiati dall’adire la giustizia civile, ma per non correre il rischio di dover far fronte, in caso di soccombenza, a costi salatissimi, assolutamente ingiustificati ed incongrui.

I tempi lunghi della giustizia civile non si possono eliminare triplicando o quadruplicando le spese, che già ora sono elevate, a carico di quanti, lavoratori in testa, per difendere i loro diritti, e non per diletto, sono costretti a varcare la soglia dei tribunali, ma riorganizzando e modernizzando realmente gli uffici giudiziari, rafforzando sia le dotazioni organiche dei magistrati ordinari, tra cui comprendere anche i giudici di pace, che del personale tecnico-amministrativo.

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