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Lunedì, 16 Mar 2026

L’anno scolastico è ormai alle porte, ma la prima campanella non avrà lo stesso suono per tutti. Ogni dirigente, ogni insegnante, ogni alunno, ogni genitore, ogni collaboratore scolastico in questi giorni sta cercando di capire cosa accadrà il 14 settembre e come ci si dovrà comportare.

Tuttavia, se tutti gli insegnanti e tutto il personale Ata saranno sottoposti a screening sierologici, per ora su base volontaria, ciò non accadrà per gli assistenti scolastici che pure ogni giorno assistono i ragazzi più fragili, svolgendo un ruolo socio-educativo fondamentale per la loro inclusione scolastica.

Denominati assistenti per l’autonomia e la comunicazione o educatori scolastici o in altro modo, dato che in ogni Regione vengono a loro attribuite denominazioni differenti, i 55mila lavoratori pagano il prezzo di ben 28 anni di esternalizzazione di un servizio che, a favore di logiche meramente economiche e a discapito degli utenti e dei lavoratori, a tutt’oggi non è assorbito dal Ministero dell’Istruzione, come sarebbe giusto.

Un servizio essenziale che richiede competenze peculiari, attitudini professionali e personali, lasciato in balìa della gestione degli enti locali che lo calibrano in base al loro bilancio e lo appaltano a cooperative sociali, troppo spesso ancora al massimo ribasso, generando inevitabilmente disservizio e scarsa qualità.

Il riferimento normativo che stabilisce l’indispensabilità per gli studenti con disabilità della funzione degli assistenti educativi è la legge 104/92 (poi ribadita dal d.lgs 66/2017) mai recepita in modo organico e uniforme su tutto il territorio nazionale, tant’è che si registra un’ampia eterogeneità nella definizione del servizio di assistenza, degli inquadramenti contrattuali e della retribuzione, che varia anche in base alle presenze degli alunni assistiti.

Ora, in caso di alunni positivi al Covid-19 in classe, si avrebbe il rischio di ulteriori chiusure, con conseguenti decurtazioni di retribuzioni di per sé già basse - nonostante il costo molto elevato del servizio per i Comuni - e contratti retribuiti solo in corrispondenza dei mesi di apertura delle scuole,

Rispetto alla riapertura della scuola, molti assistenti ancora non sanno quando, dove e, soprattutto, come prenderanno servizio perché rimangono incerte tutte le disposizioni riguardanti il loro intervento, i dispositivi che dovrebbero adottare, i comportamenti da assumere nei diversi casi, non essendo stati affatto coinvolti né loro, né le famiglie degli alunni con disabilità, nell’organizzazione della ripresa scolastica. 

È alla luce di questo e delle gravissime condizioni salariali subite durante il lockdown che il Coordinamento Nazionale Assistenti Scolastici (CoNAS) chiede a gran voce, per tutti i 55 mila - “protagonisti invisibili, amareggiati e mortificati”-  il riconoscimento di una dignità sociale, professionale ed economica che aspettano da troppo tempo.

Il CoNAS chiede, altresì, che vengano istituiti tavoli istituzionali con gli enti locali e il governo per concordare, prima dell’inizio della scuola, direttive chiare ed uniformi per tutto il territorio nazionale, a tutela della propria salute e di quella dei loro assistiti.

Auspica, inoltre, che venga finalmente discusso in Parlamento il disegno di legge che prevede l’internalizzazione da parte del Ministero dell’istruzione della figura degli assistenti educativi. Internalizzazione che, da una parte, garantirebbe a questi 55mila operatori di uscire da situazione di inaccettabile “precarietà stabilizzata” che si trascina da ben 28 anni, una condizione indecorosa, di evidente sfruttamento, e, dall’altro, consentirebbe notevoli risparmi di spesa per gli enti locali e una maggiore continuità educativa per gli alunni disabili.

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