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Mercoledì, 13 Mag 2026

di Rocco Tritto

Università di Messina di nuovo nell’occhio del ciclone. Questa volta è il Consiglio di Stato a censurare l’Ateneo siciliano, che dal 2000 al 2010 ha effettuato i test di ammissione alla Facoltà di medicina e chirurgia in maniera illegittima.

La clamorosa decisione (n. 24/2013), pubblicata lo scorso 21 novembre, è stata emessa dall’Adunanza Plenaria del massimo organo della giustizia amministrativa (Pres. Giovannini, Rel. Anastasi).

Ad adire il Tar di Catania contro il Ministero dell’istruzione, università e ricerca (Miur) erano stati, con l’assistenza degli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, l’associazione Unione degli Universitari (Uda) e alcuni studenti non utilmente inseriti nella graduatoria dei 200 ammessi al corso di laurea in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2010-2011.

Gli studenti e l’associazione deducevano censure relative alla errata definizione da parte dell’Università del numero dei posti effettivamente disponibili; alla tardiva pubblicazione del bando; alla carente informazione circa la corretta procedura da seguire in caso di ripensamento del candidato sulla correttezza di una risposta resa; alla violazione della regola dell’anonimato da parte della Commissione; al mancato scorrimento della graduatoria in relazione ai 25 posti originariamente riservati a studenti extracomunitari ma non integralmente coperti da questi.

Il Tar respingeva tutte le richieste, ad eccezione di quella relativa al mancato utilizzo dei posti riservati agli studenti extracomunitari.

Il Miur non ci stava e ricorreva in appello. Ma a non accettare la decisone del Tar erano anche i ricorrenti, che proponevano appello incidentale per ottenere il riconoscimento di tutte le loro richieste.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, che nella Regione Sicilia a statuto speciale è l’organo di appello della giustizia amministrativa, respingeva l’appello principale dell’Amministrazione;  respingeva nella sostanza tutti i motivi versati in via incidentale dalle parti private, salvo quello concernente la violazione della regola dell’anonimato da parte della Commissione; rimetteva all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato l’esame di tale motivo di impugnazione.

Nella seduta del 9 ottobre scorso, i giudici di Palazzo Spada accoglievano integralmente la doglianza degli studenti in ordine alla violazione della regola dell’anonimato, con la conseguenza che ora spetterà formalmente al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia emettere sentenza di annullamento dei test gestiti dall’Università di Messina per l’ammissione al corso di laurea in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2010-2011.

Ma che cosa era accaduto di tanto grave da determinare la violazione della regola dell’anonimato e la conseguente illegittimità di tutta la procedura?

A svelarlo è la sentenza dell’Adunanza Plenaria che testualmente recita: “La Commissione ha fatto annotare sull’elenco alfabetico dei candidati, accanto al nome di ciascuno di essi, il codice alfanumerico CINECA riservato a lui attribuito, codice la cui funzione era appunto quella di consentire solo ex post l’abbinamento della scheda anagrafica con la prova corretta.

Certamente, come afferma l’Amministrazione, questa condotta può essere stata ispirata dall’intento di precludere disfunzioni e scambio delle prove tra i candidati, ma ciò non toglie che in buona sostanza dopo la conclusione della procedura la Commissione si è trovata in possesso di un elenco alfabetico in cui al codice (segreto) contrassegnante l’elaborato era inequivocabilmente associato al nome del candidato.

Incidentalmente, sembra significativo notare che nelle selezioni per i successivi anni accademici l’Università ha cessato di far annotare il codice segreto accanto al nome del candidato.

Inoltre, alla fine della prova in controversia il ritiro delle buste e soprattutto il loro posizionamento nei vari contenitori sono avvenuti seguendo rigorosamente l’ordine alfabetico dei singoli candidati, con conseguente possibilità di rintracciare con sicurezza la scatola in cui era stata collocata la prova consegnata da ciascun candidato.

"Ne consegue - conclude l'Adunanza Plenaria - che il comportamento della Commissione ha superato la soglia di criticità, mettendo a rischio nel senso anzidetto tutti gli accorgimenti predisposti a livello normativo generale e di settore al fine di assicurare l’anonimato nella fase di correzione”.

V’è da dire che tale illegittima procedura è stata perpetuata dall’Università di Messina per ben un decennio.

La tenacia dei ricorrenti alla fine è stata premiata, ma sembra trattarsi di un risultato simbolico, visto che arriva con quasi tre anni di ritardo, quando ormai v’è da ritenere che gli stessi ricorrenti abbiano preso altre strade accademiche. Sicuramente i benefici della sentenza serviranno ai futuri aspiranti ai corsi di medicina e chirurgia, i cui test potranno essere valutati dall’Ateneo messinese nel rigoroso rispetto della regola dell’anonimato.

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