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Martedì, 17 Mar 2026

Mammiferi italiani di Raffaella De Santis, Editore Laterza, Roma-Bari, 2016, pp. 164, euro 14.

Recensione di Roberto Tomei

Se “il carattere nazionale è una costruzione”, come dice Ortega Y Gasset, citato dalla stessa autrice, questo libro consente di conoscere i materiali con cui quella costruzione è stata edificata.

Scrivere sugli italiani è un’impresa in cui si sono cimentati in tanti, peraltro, quasi tutti ricordati nel testo. Questo presenta, però, il pregio dell’attualità, spiegata con continui rimandi (né potrebbe essere diversamente) alla nostra storia millenaria.

Sì, l’attualità, in quanto tratta degli italiani come sono oggi. Perché è bene, ogni tanto, tornare a scandagliarsi, cogliendo i mutamenti nella vera o presunta continuità del nostro essere e manifestarci.

Ne usciamo maluccio, ma dobbiamo ammettere che la fotografia della De Santis, forse un po’ impietosa, purtroppo è veritiera. Nelle tante storie raccontate, domina così la “menzogna più vera” che gli italiani continuano a raccontarsi circa la loro natura. Sono tutte storie, infatti, che si caratterizzano per l’ambiguità dei personaggi, protagonisti e, al contempo, vittime delle loro contraddizioni e doppiezze, in quanto sempre impantanati in torsioni, trasformismi e travestimenti di ogni genere e specie.

Tra tutti i racconti che vanno a sfatare i "sacri" valori italici, troviamo così quello dedicato alla parabola dei “machi”, ormai scaduti da mito a macchietta, in cui si dimostra come il fascino latino made in Italy abbia perso irrimediabilmente colpi.

Un altro racconto simpatico è quello intitolato “Geniali per diritto di nascita”, in cui si narra di come nessuno in Italia confessi di essere uomo medio, facendo così sorgere il legittimo sospetto che, se tutti sono geni, nessuno in definitiva lo sia. In realtà, più che di genialità, si tratta di scaltrezza, furbizia, “senza che ci sia qualcuno a ricordarsi che il furbo è un ladro”.

Un’altra parabola degna di nota è quella che riguarda il nostro cibo preferito, cioè la pasta. Una sineddoche: basta evocarla e compaiono gli italiani, una parte per il tutto. Ancora oggi, visto che costa poco e riempie la pancia, non c’è famiglia italiana che non “cala la pasta”. C’è da dire, però, che ormai nei ristoranti la pasta non è più la regina della tavola, come accadeva fino a poco tempo fa. Inoltre, essa è stata ormai snaturata: “nelle trattorie del centro (di Roma, ndr) è difficilissimo trovare un piatto non rivisitato pensando al gusto del turista, prevalentemente americano, che è quello che alla fine lascia la mancia più alta”.

Queste sinteticamente riportate sono solo alcune delle tante storie contenute nel libro, che si rivela ironico e disincantato, leggero ma profondo. A chi non voglia “consumarlo” subito, consigliamo intanto di procurarselo, come “compagno” per le prossime vacanze.

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