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Sabato, 31 Gen 2026

di Alex Malaspina

Il 29 settembre, nell’imminenza del Censimento - il cui fallimentare esordio on line ha fatto il giro d'Italia - il cda dell’Istat, con a capo Giovannini, si occupava d’altro.

A nessuno, ma proprio a nessuno, è venuto in mente che poteva servire qualche server in più per dare un miglior servizio ai cittadini.

Oggetto dell’attenzione del cda, invece, sono stati immobili, poltrone e qualche sgabello. Dopo aver fissato i criteri per attribuire oltre 70 incarichi dirigenziali e anche un più misero “progetto di ricerca”, l’autorevole consesso ha affrontato l’annosa problematica della nuova casa romana dell’Istat, che sarebbe dovuta sorgere a Pietralata.

All’esame, una corposa Relazione redatta da un pool di “esperti” interni, che ha ricostruito la storia di Pietralata, omettendo, però, ogni riferimento alle motivazioni che dal 2007 a oggi hanno impedito la realizzazione dell’immobile su un terreno acquistato dal Comune di Roma per oltre 14 mln di euro, che avrebbe dovuto essere una delle più importanti opere celebrative dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Ma la potente macchina affidata dal Governo alla premiata ditta  Balducci & co. non è servita a nulla, se è vero, come è, che l’Istat dopo cinque anni si appresta a rinunciare - per evitare una penale di circa 900 mila euro - al vantaggioso mutuo (mai utilizzato) concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti alla fine del 2006.

In pratica, 99 mln di euro, da estinguere in 24 anni, al tasso variabile tra il 2,2 e il 2,5%, con pagamento della prima rata a giugno 2012, quando era stato previsto il completamento della sede di Pietralata, con la conseguenza che da quel momento, a fronte di una rata annua di ammortamento di circa 6 mln, l’Istat non avrebbe più pagato gli affitti delle varie sedi, stimati in circa 13 mln l’anno. Un vero affare, con un risparmio di circa 7 mln annui. Ma non se n’è fatto nulla, neppure nei due anni di gestione Giovannini.

All’esito della seduta del 29 settembre il cda, indeciso sul da farsi, se realizzare un’opera da 60 mila mq oppure da 45 mila, con il mantenimento della sede di via Balbo, ha deliberato di chiedere un parere al ministero dell’Economia “in merito alla sostenibilità del progetto”.

Intanto l’Istat ha fatto stimare le due prestigiose sedi romane di proprietà (viale Liegi, 13 e via Depretis, 74/b), destinate a finire sul mercato e dalle quali si vorrebbero ricavare circa 70 mln di euro. Ma c’è chi è pronto a giurare che il terreno di Pietralata, il cui valore sembra schizzato alle stelle, verrà venduto e, se Alemanno non manterrà l’impegno di trovare una sede nel centro di Roma, l’Istat opterà per qualche immobile già pronto, organizzandosi su tre sedi.

E la sede unica? Se ne riparlerà nel quarto millennio.

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