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Sabato, 24 Ott 2026

di Biancamaria Gentili

E’ durata appena dieci giorni l’astinenza da poltrona per Fabrizio Tuzi, dirigente tecnologo, già direttore generale del Cnr da marzo del 2009.

Uscito il 1° settembre dal Consiglio nazionale delle ricerche di piazzale Aldo Moro, dove è stato sostituito da Paolo Annunziato, per lui si sono subito aperte le porte di un altro ente, l’Imast, questa volta privato, anche se per accomodarsi sulla nuova poltrona, sempre di direttore generale, si è dovuto trasferire nel capoluogo campano.

Sin qui nulla di straordinario, sennonché è proprio l’approdo che esige qualche spiegazione in ordine alle modalità della traversata, tutte rinvenibili, nero su bianco, in due prodigiose, per tempestività, efficienza ed efficacia,  deliberazioni del cda del Cnr: la n. 146 e la n. 147, entrambe del 5 settembre 2012,

Con la prima, udite udite, “acquisito per le vie brevi il parere favorevole alle modifiche del protocollo d’intesa (con il Cnr, ndr) da parte dell’Imast”, il cda ha deliberato di allargare la platea di personale dello stesso Cnr avente i requisiti per essere comandato o distaccato presso il medesimo Imast.

Non più, dunque, soltanto il personale Cnr afferente all’Istituto per i materiali compositi e biomedici (Imcb) ma anche “il personale Cnr con profilo di ricercatore e tecnologo avente elevata esperienza di ricerca/gestionale ed il personale tecnico con alta qualificazione tecnico/professionale” .

Approvata all’unanimità con la delibera n. 146  la modifica, il cda immediatamente, a seguire, con la delibera n. 147 ha autorizzato “il comando presso l’Imast del dottor Fabrizio Tuzi, dirigente tecnologo I livello, per un periodo di tre anni, con oneri a carico del Cnr e con un compenso aggiuntivo che sarà determinato dall’Imast in relazione alle funzioni che lo stesso andrà a svolgere in qualità di direttore generale”.

Per l’Imast, la nomina di Tuzi è stato senza dubbio un affare, visto che, diversamente da quanto avvenuto sinora, l’onere finanziario per il dg sarà a carico del Cnr, che sì è socio dell’Imast, ma lo è al pari di numerosi altri soggetti, che invece sembrano restare estranei a ogni esborso.

Per la cronaca, l’Imast, fondato nel 2004, ha lo scopo di intraprendere iniziative per lo sviluppo in Campania di un distretto tecnologico nel settore dell’ingegneria dei materiali polimerici e compositi.

Fino a luglio scorso, il cda dell’Ismat, che ha come soci oltre al Cnr, alcune Università (Napoli e Salerno), il Politecnico di Torino e altre società private anche molto note, come Avio, Ansaldo, Mapei, Pirelli e Fiat), era presieduto da Luigi Nicolais, con Francesco Profumo cosigliere (dimessosi a novembre 2011).

Dall’ultimo bilancio della società, relativo all’anno 2011, si apprende che l’Imast, avente un capitale sociale di 689 mila euro, ha chiuso l’esercizio con un utile di poco superiore ai 10 mila euro, a fronte di costi alla produzione di 1.784.629 euro e di un valore della produzione pari a 1.814.482.    .

Il dato certo è che questa volta il neo direttore Tuzi avrà a che fare con un numero di dipendenti neppure lontanamente paragonabile a quello del Cnr, che come noto supera le ottomila unità.

Sono infatti in forza all’Imast, secondo quanto riportato nell’ultimo bilancio, un dirigente, sei impiegati e quattordici non meglio specificati “altri”, per un totale di 21. Uno in meno dell’anno precedente.

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