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Mercoledì, 13 Mag 2026

Scoprì, quando era ancora studentessa di astronomia, le pulsar, stelle di enorme densità la cui apparizione fu del tutto inaspettata, poiché non si inserivano nel contesto teorico dell'epoca. Il Nobel per la scoperta fu assegnato solo al relatore della sua tesi, il professor Anthony Ewish e fu una grande ingiustizia.

Jocelyn Bell-Burnell è nata nel 1943 a Lurgan, in Irlanda. A 24 anni, durante il suo dottorato di ricerca sui quasar, s’imbatté in uno strano segnale radio che si ripeteva. All’inizio, il professor Hewish pensò che fossero dei “little green man” (LGM), extraterrestri che volevano comunicare con la terra e consigliò la sua dottoranda di lasciar perdere le ricerche.

Jocelyn, invece, continuò le osservazioni che la portarono a identificare la sorgente del segnale in una “stella di neutroni rotante ad altissima velocità”, cui diede il nome di “pulsar”. Era un oggetto totalmente sconosciuto e, per la scoperta, nel 1974 il prof. Hewish ricevette il premio Nobel della fisica, prendendosene il merito, senza mai nominare la giovane scienziata che l’aveva effettuata.

Fu una grande ingiustizia e, anni dopo, interrogata su cosa aveva provato nel sentirsi ignorata, Jocelyn Bell dichiarò che poiché all'epoca si riteneva che i risultati scientifici appartenessero al capo del laboratorio e che i giovani ricercatori erano considerati semplici esecutori dei sui ordini, non se l’era presa e aveva continuato con entusiasmo il suo lavoro.

Nel 2018, però, l’ingiustizia fu riscattata perchè Jocelyn Bell Burnell fu insignita del prestigioso “Breakthrough Prize in Fundamental Physics”, un premio di 3 milioni di dollari, molto piu’ consistente del Nobel, che la scienziata ha destinato a una Fondazione a sostegno delle giovani ricercatrici in astronomia.

Per saperne di più: "Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie", Ledizioni, 2020.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/

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