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Venerdì, 30 Gen 2026

di Ivan Duca

Dopo aver registrato la sonora bocciatura da parte di tutta la comunità del Cnr e il parere negativo da parte del Consiglio Scientifico Generale, il cda del Cnr si è aggiornato al 9 agosto prossimo, a solo 7 giorni dalla scadenza ministeriale, per tentare di approvare lo statuto prima che a ciò provveda un commissario.

Numerosi e sostanziali i rilievi del Consiglio Scientifico al documento messo a punto, dopo un lungo e travagliato percorso, dal cda del Cnr integrato dai cinque saggi nominati dal ministro Gelmini. Innanzitutto, è stata sollecitata una norma statutaria che sottragga al presidente dell'ente anche la poltrona di comando dello stesso Consiglio Scientifico. A seguire, è stata chiesta la rimodulazione dei dipartimenti, dando maggiore centralità agli istituti e prevedendo un più puntuale e efficace coivolgimento a tutti i livelli della comunità scientifica. Richieste legittime, più volte sollecitate dal personale e da Usi/RdB.

Ancora una volta, dunque, si è spettatori di singolari vicende nel Cnr presieduto da Maiani, dove sullo specifico tema (lo statuto) il presidente democraticamente aveva invitato a comunità scientifica dell'ente e le organizzazioni sindacali a fornire contributi. Ma, evidentemente, di fronte alle serrate quanto argomentate critiche verso la sua idea del nuovo Cnr, piovutegli addosso da più parti, Maiani ha ritenuto di disattendere l'impegno solenne di predisporre e rendere pubblico una sorta di "vademecum delle proposte" dalle quali attingere, per quanto possibile, per la redazione dello statuto e dei regolamenti.

Da segnalare, poi, il comportamento di alcuni membri del cda che hanno ceduto all'ormai diffuso vezzo italiano dell'astensionismo dal voto, dimenticando che tale posizione mal si concilia col ruolo di membro del Consiglio di Amministrazione, che come noto è chiamato e pagato per esprimere un'opinione e non un'astensione.

Infatti, in merito all'art.7 della bozza di statuto sulla composizione del Consiglio di Amministrazione, si è registrata una netta spaccatura tra la maggioranza degli esperti ministeriali e i membri del cda in carica, con l'astensione del consigliere Di Porto e di due dei cinque saggi (Beltram e Bordignon), che hanno preferito non esprimersi anzichè contribuire, magari con ulteriori proposte, in maniera costruttiva al dibattito. Una sorta di sciopero bianco, che assume i tratti della commedia all'italiana.

Dai dati delle votazioni, emergerebbe poi che altri due consiglieri in carica (Fontanesi e Valassi) non avrebbero neppure partecipato all'importante riunione.

Il nuovo statuto, dunque, ammesso che fra qualche giorno riesca a vedere la luce, oltre a non essere la soluzione ai veri problemi di un pachidermico Ente, la cui burocrazia da sempre è la vera palla al piede, rappresenta l'ennesima occasione persa da una classe dirigente il cui unico obiettivo sembra essere la conservazione. Dell'esistente.

Quindi, nulla di nuovo sotto il cielo, dove lo stesso cda, la cui composizione sostanzialmente non muta da anni, ha da sempre avallato operazioni uniche, più che singolari, come quella kafkiana dell'avvicendamento tra il precedente presidente Pistella e il suo vice De Mattei, consumatasi nella calda estate del 2007.

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