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Venerdì, 30 Gen 2026

Redazione

Dopo una lunga maratona iniziata alle 9 del mattino, nel corso della quale è stato affrontato anche lo spinoso problema dei rapporti con la Fondazione Monasterio di Pisa che nei prossimi giorni il consigliere Maracchi dovrà affrontare con Enrico Rossi presidente della Regione Toscana, il cda del Cnr, integrato dai cinque saggi nominati dal titolare del Miur, Mariastella Gelmini, nel tardo pomeriggio del 9 agosto ha deliberato il nuovo statuto dell'ente, così come richiesto dal decreto legislativo n. 213 del 2009 (contenente norme in materia di riordino degli enti di ricerca vigilati dallo stesso Miur).

Il testo definitivo del documento, reso pubblico dall'ente solo a distanza di alcuni giorni dalla deliberazione del cda, chiarisce alcuni punti che fino all'ultimo erano rimasti oscuri.

In particolare, è ufficiale che, per il futuro, il Cnr non potrà intrattenere rapporti per più di dieci anni con lavoratori a tempo determinato, co.co.co, assegnisti e borsisti.

E' contenuta nello statuto anche l'inaudita disposizione che obbliga l'ente a ridurre il costo del personale. D'ora in poi il Cnr non potrà utilizzare più del 75% del fondo di finanziamento ordinario o di altri fondi senza vincolo di destinazione, per le spese di personale a tempo determinato o a tempo indeterminato.

Si tratta di una norma foriera di conseguenze gravissime sul piano occupazionale in quanto, a regime, agevolerà l'espulsione del personale precario, con il conseguente smantellamento del più grosso ente di ricerca del Paese.

Tale drastica riduzione di risorse rende praticamente inapplicabile l'introduzione del  tenure track, che avrebbe consentito la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, a seguito di processo di valutazione dell'attività svolta e con effetto ex tunc, vale a dire dal giorno dell'assunzione a tempo determinato.

Per il resto, il nuovo statuto (20 articoli in 18 paginette) non sembra accogliere nessuno degli innumerevoli contributi del personale forniti al presidente e al cda, ma, continuando ad escludere dalle scelte strategiche la comunità scientifica dell'Ente ed aumentando complessivamente la burocrazia, rende ancora più pesante il pachidermico Cnr e non giustifica gli oltre tre mesi impiegati per la stesura, che appaiono davvero eccessivi!

Da segnalare che, grazie a una clamorosa lacuna del decreto legislativo 213, frutto probabilmente di una svista del governo, il cda attuale è destinato a sopravvivere a se stesso chissà per quanto altro tempo, atteso che, dopo aver deliberato lo statuto entro il termine perentorio di sei mesi dall'entrata in vigore del medesimo decreto, ora dovrà anche deliberare i nuovi regolamenti, che dovranno essere almeno tre (organizzazione e funzionamento; personale; amministrazione, contabilità e finanze).

Per tale incombenza, il governo non ha però previsto alcun termine, per cui l'attuale cda, non avendo deliberato i regolamenti contestualmente allo statuto, potrà paradossalmente restare in carica fino alla sua scadenza naturale.

Tutta l'operazione, dunque, come abbiamo avuto già modo di affermare, appare finalizzata a tagliare risorse e personale e a conservare il resto.

Eppure c'è chi è pronto a giurare che sino alla fine, all'interno del cda, ci sarebbe stato un forte tentativo innovatore: portare da una a due le direzioni generali.

Una soluzione, quella del raddoppio, che anche il ministro vigilante avrebbe visto di buon occhio.

Sfumata dunque, forse per sempre, l'ipotesi che in Italia possa esistere una ricerca libera dai condizionamenti della politica.

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