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Domenica, 01 Nov 2026

E' dimostrato che un'azienda in attivo è quella molto attenta a tutte le possibili evoluzioni tecnologiche. La curiosità è l'ingrediente di una ricetta che punta verso l’innovazione. Quindi individuare delle partnership scientifiche e tecnologiche che complementano le proprie e riescono a far maturare l’idea di business in tutte le sue componenti tecniche, organizzative, finanziarie, manageriali è la carta vincente.

Far riferimento ai grandi centri di ricerca mondiali  e alle università che hanno un tracking record di qualità e serietà delle ricerche effettuate è una garanzia di un possibile successo. Ed è una buona regola avere tenacia nell’affrontare le lunghe negoziazioni per la firma di un contratto, realizzando un business plan basato su un’analisi accurata del mercato e della concorrenza.

Questa premessa è ancor più valida per tutte quelle tecnologie che oggi vengono definite "green".

Esiste in Italia, ma in via sperimentale, un nuovo tipo di batteria che accumula energia elettrica e che si basa su composti organici naturali biodegradabili.  Si tratta di chinoni, molecole organiche derivate dalle piante, particolarmente concentrate ad esempio nel rabarbaro, ma molto diffuse in tutto il regno vegetale. Sono anche dei sottoprodotti della raffinazione del petrolio, che le compagnie petrolifere normalmente buttano via.

Oggi, invece, le batterie che sono sul mercato, sono oggetti complessi, inquinanti, di difficile smaltimento. Si usano materiali rari e costosi come il litio o il vanadio e c’è sempre una forte presenza di acidi altamente tossici e nocivi.

Lo smaltimento delle batterie è uno dei grossi problemi che la nostra società deve affrontare per cercare di avere maggior rispetto dell’ambiente.  Se da una parte le fonti di energia rinnovabili sono una grande e pulita risorsa che consente di non inquinare l’ambiente, se non si trova un meccanismo di accumulo a basso costo e che usa materiali rispettosi dell’ambiente, il vantaggio di aver prodotto energia pulita si perde rapidamente.

L'iniziativa della nuova batteria 100% verde è partita grazie ad una nuova società tutta italiana, la "Green Energy Storage", che ha generato una collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università di Roma Tor Vergata e i ricercatori dell'Università di Harvard.

In questa fase sperimentale, la batteria prototipo produce solo qualche Watt di potenza e per averne una utilizzabile a livello industriale è necessario uno scale-up ancora da approfondire, ma in sviluppo.

Se si riuscirà a fare un gran business, si farà anche un gran favore all’ambiente e al nostro pianeta in generale.  Incrociamo le dita!

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