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Domenica, 22 Mar 2026

di Antonio Del Gatto

Chi credeva che in occasione della conversione in legge del decreto “milleproroghe” (n. 216 del 29 dicembre 2011), il governo avrebbe attenuato gli effetti negativi della legge “Salva Italia” (n. 214 del 22 dicembre 2011) in materia pensionistica, è rimasto deluso.

Gli emendamenti approvati alla Camera in commissione referente prevedono modifiche minimali all’articolo 24 della legge 214.

L’unica novità è rappresentata dall’abolizione, per i lavoratori che non avevano maturato il diritto a pensione al 31 dicembre 2011, delle penalizzazioni in caso di collocamento in quiescenza non di vecchiaia (a 66 anni di età) ma anticipata (con anzianità contributiva di 42 anni e un mese per gli uomini e di 41 anni e un mese per le donna), prima del compimento dei 62 anni di età.

Per evitare la “penalizzazione” (1-2%), nelle predette anzianità sono comprese, oltre a quella di effettivo servizio, quella relativa al servizio militare e i periodi di astensione obbligatoria per maternità. Sono esclusi i periodi di riscatto laurea, validi, invece, per il calcolo della anzianità per il diritto a pensione.

Nessuna modifica, infine, per la normativa sugli esoneri dal servizio, abrogata dal 6 dicembre 2011, con la sola salvaguardia delle istanze accolte entro il 4 dicembre 2011.

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