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Domenica, 26 Lug 2026

di Biancamaria Gentili

La notizia ha del clamoroso per quanti, soprattutto sindacalisti confederali, erano convinti che la previdenza complementare attecchisse nel pubblico impiego.

Il fondo pensione Perseo, nato “per permettere ai lavoratori di costruire, giorno dopo giorno, una pensione complementare che integri quella obbligatoria per affrontare con maggiore serenità il periodo post-lavorativo” e destinato al personale della sanità e degli enti locali, è in seria difficoltà se è vero, come è, che alla data fissata del 22 maggio 2013 non è riuscito a raggiungere il traguardo dei 30 mila iscritti, conditio sine qua non per scongiurare lo scioglimento.

E’ per questo che è stato costretto a chiedere alla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) una proroga di un anno.

Intanto, si moltiplicano proprio in questi giorni gli appelli ai lavoratori degli enti della ricerca perché aderiscano al fondo Sirio, rivolto anche al personale dei ministeri, degli enti pubblici non economici, della Presidenza del consiglio dei ministri, del Cnel, dell'Enac e dell’Università.

Anche Sirio, operativo da ottobre 2012, sembra destinato a seguire la stessa sorte del confratello Perseo, con buona pace di chi continua a voler alleggerire la già misera busta paga dei lavoratori che, in caso di iscrizione al fondo, vedrebbero ridursi i loro emolumenti per far fronte alla ritenuta mensile a favore dello stesso fondo.

Ma, come più volte sottolineato dal Foglietto, ciò che spinge i lavoratori a rifiutare la logica della previdenza complementare non è soltanto il costo della stessa, bensì la netta contrarietà al ridimensionamento se non all’abbattimento della previdenza pubblica a favore di un sistema privato - pur se cogestito dalle potenti confederazioni sindacali, che hanno già occupato decine e decine di poltrone negli organismi di gestione - in grado soltanto di assicurare agli iscritti incertezza assoluta in ordine all’esito dell’investimento dei loro soldi nel mercato finanziario.

L’auspicio dei sindacati, tra i quali vi è l’Usi-Ricerca, che da sempre contestano la previdenza complementare, destinata a assorbire anche parte degli incrementi contrattuali futuri (quando questi verranno ripristinati), è che l’intelligenza dei lavoratori bocci definitivamente una politica che vuole mandare in pensione la previdenza pubblica.

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