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Lunedì, 27 Lug 2026

Nel decreto legge n. 90 del 2014, di riforma della pubblica amministrazione, ci sono, tra l’altro, anche disposizioni incidenti sull’organizzazione degli uffici giudiziari, riguardanti soprattutto il processo telematico, già stabilite da due anni, dalle quali il governo ha detto di attendersi effetti quasi miracolosi, specie sul versante dell’ormai mitico “arretrato civile”.

Al di là della loro naturale  predisposizione (ci mancherebbe altro) ad osservare il dettato della legge, i giudici hanno addirittura manifestato, per il tramite del Csm (delibera 10 luglio 2014), “convinta adesione, sul piano innanzitutto culturale”, alla filosofia sottesa all’introduzione del processo civile telematico.

Resta il dato sociologico, tutt’altro che trascurabile, che ci sono ancora in magistratura tanti  giudici che quando hanno cominciato a lavorare potevano contare sull’ausilio dei dattilografi. Ai tempi loro, per scrivere le sentenze, tanti usavano la stilografica. Poi sono passati alla biro, un salto in fin dei conti sopportabile. Infine, sono arrivati macchina da scrivere e computer, ma si trovava sempre il modo di cavarsela, grazie all’aiuto prezioso di segretarie e impiegati. Ora, col processo telematico siamo proprio giunti a un punto di non ritorno e ogni giudice civile è costretto a farsi un po’ informatico. Della serie: quando sei nato non puoi più nasconderti.

Sennonché è lo stesso tanto decantato processo telematico che appare ex se non del tutto idoneo a realizzare quella velocizzazione della macchina giudiziaria da tutti auspicata.

Leggiamo sempre nella citata delibera del Csm che “non può non convenirsi che la materiale stesura dei verbali in sede esclusivamente telematica ad opera del giudice senza l’ausilio del cancelliere, come oggi normalmente avviene (nonostante esso sia da sempre normativamente previsto), comporti una notevole dispersione di energie e di tempo, non necessariamente recuperabile in sede di redazione della sentenza definitiva e, comunque, incompatibile con udienze particolarmente affollate, dovute a carichi di ruolo ponderosi ed alla necessità di prestare ossequio alla tempistica dettata dalla legge ... con il probabile rischio di una riduzione del numero di procedimenti trattabili per ciascuna udienza ed inevitabile allungamento dei tempi di rinvio”.

La delibera prosegue poi in maniera inequivocabile, quasi togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, sottolineando che ”il processo civile telematico non può essere lo strumento per supplire a deficienze di organico e per addossare ai magistrati compiti di stretta appartenenza del personale di cancelleria”. Più chiaro di così!?! Del resto, lo sanno pure i sassi che il concorso per cancellieri non si fa dal secolo scorso.

Senza trascurare, poi, stando sempre alla delibera, che “il processo civile telematico sarebbe maggiormente compatibile con un rito modellato su quello laburista ... piuttosto che su quello attuale”.

Di elementi per riflettere sulla riforma ce ne sono fin troppi. Certo vien da pensare che se, come qualcuno ha detto, il governo ha voluto, ma noi non ci crediamo, fare un dispetto ai magistrati, questo forse non è da identificare, o quanto meno non si è esaurito, nella riduzione delle ferie alla categoria che incarna il terzo potere dello Stato.

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