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Sabato, 12 Set 2026

Scorrendo la bozza della manovra finanziaria (che confluirà nella prossima legge di stabilità) da qualche giorno in circolazione, si apprende che il governo avrebbe, infine e finalmente, l’intenzione di riconoscere ai docenti universitari il diritto agli scatti stipendiali, bloccati da cinque anni. Diritto da tempo ripristinato per tutte le altre categorie di pubblici dipendenti.

Anche la “politica” sembra  aver preso così atto che non si possono trattare in modo diverso  situazioni uguali, ponendo fine a una disparità di trattamento nei confronti dei professori universitari, che gridava vendetta al cospetto di Dio, anche semplicemente paragonando la loro situazione con quella dei lavoratori degli enti di ricerca, senz’altro la categoria più affine.

Incrociando le dita, perché in questo nostro paese non si sa mai come va a finire (per tutte, si veda la vicenda della flessibilità per l’età pensionabile, di fatto finita nel dimenticatoio, dopo un anno di dibattito sul modo migliore di attuarla), possiamo ritenerci soddisfatti, perché la nostra battaglia (la battaglia del Foglietto, iniziata in solitudine, quando gli altri organi di stampa tacevano), che è poi la battaglia dei professori, ai quali sempre abbiamo testimoniato la nostra operosa vicinanza, sembra si stia avviando verso una conclusione positiva.

Dopo cinque lunghi anni, sta per essere rimosso  il blocco degli scatti delle retribuzioni delle carriere universitarie, introdotto con il Decreto Legge n. 78 del 2010 e perpetuato fino all’anno corrente per effetto delle successive leggi di stabilità.

Si tratta di una saggia, ancorché tardiva, decisione, che scongiura il “fermo” delle attività legate alla valutazione della ricerca universitaria, pubblicamente minacciato dai docenti e del quale abbiamo ampiamente riferito la scorsa settimana.

Chissà!?!  Forse è vero che con le buone maniere non si ottiene mai niente. Ma ora è meglio non pensarci più e godersi la” vittoria”…

Lo sblocco non dovrebbe riguardare gli arretrati, ma nessuno credeva il contrario. E’ andata così anche negli enti di ricerca … del resto, il principio di uguaglianza non lo consentirebbe.

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