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Sabato, 31 Gen 2026

VQR 2Nonostante le buone (e reiterate) intenzioni di voler premiare il merito, l’università italiana, in preda a una sorta di supplizio di Tantalo, sembra quasi condannata a mancare sempre questo obiettivo, che da qualche tempo a questa parte si sta cercando di cogliere attraverso l’impiego della VQR, l’ultimo ritrovato in tema di valutazione della qualità della ricerca, ormai alla sua seconda edizione.

Pare però che neanche questa volta ci sia da farsi soverchie illusioni, con l’aggravante che il sistema della VQR si è andato progressivamente rivelando più divisivo di ogni altro, all’interno persino della stessa classe docente, una parte della quale l’osteggia ormai a viso aperto, tanto che ormai negli atenei di petizioni, appelli e mozioni non si riesce più a tenere il conto.

Mentre gli schieramenti pro e contro la VQR si vanno definendo sempre più nettamente, ci sembra intanto di poter dire che il fronte dei contrari non può essere identificato, come di primo acchito qualcuno  potrebbe essere indotto a pensare, con quella parte di docenti che forse non vuole farsi giudicare perché poco propensa a impegnarsi nella ricerca.

A riprova di tale nostra affermazione ci sembra sufficiente riportare il fatto che tra i critici della VQR si deve annoverare anche il prof. Giuseppe Mingione, docente all’Università di Parma, uno dei 99 matematici più citati al mondo (fonte: Highly cited Researchers 2015), collezionista di premi e medaglie di indiscusso prestigio a livello nazionale e internazionale.

Mingione giustamente lamenta di essere stato maltrattato. Ordinario a 33 anni, ora ne ha dieci di più, non solo non gli è stata riconosciuta l’anzianità di servizio, ma in questi ultimi anni, in cui il fondo per la ricerca di base è rimasto quasi vuoto, non ha potuto disporre per le sue ricerche che di risorse ridicole. A non voler restare nell’indeterminato, praticamente 2/3 mila euro contro i 250mila dei suoi colleghi europei. Questo in un settore, come il suo, in cui – si badi bene – i fondi pubblici sono tutto. A questo punto, il boicottaggio della VQR è il minimo che ci si potesse attendere da una persona di così grande valore che, ovviamente, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, non è affatto contro la valutazione. Anzi.

Ma Mingione ha detto la sua anche nel merito dei criteri di “questa” VQR, che gli appaiono tutt’altro che razionali. Infatti, avendo egli prodotto 16 lavori di prima fascia negli ultimi quattro anni, non accetta l’idea di doverne presentare solo due all’Anvur ,che, ma lo ricordiamo solo per i non addetti ai lavori, è l’organismo indipendente incaricato dal Ministero di valutare la ricerca secondo un criterio bibliometrico, incrociando il numero di citazioni su riviste scientifiche internazionali con il prestigio delle stesse.

A suo parere, limitarsi a presentarne due “è come se durante una partita di calcio un giocatore venisse messo in panchina dopo che ha segnato due gol”. Inoltre, secondo Mingione, la VQR prende in esame un periodo troppo breve: “io scrivo cose che richiedono tempo per essere capite. Le mie ricerche più citate sono di 15 anni fa”.

Che dire? A continuare di questo passo, come si fa poi a meravigliarsi che i nostri cervelli preferiscano emigrare!?!

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