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Mercoledì, 29 Lug 2026

A quelli che si lamentano perché Mister T fa il bullo coi cinesi, i messicani, i fabbricanti di auto, i paesi del pacifico, i richiedenti asilo maomettani, e vedremo chi altri, vorrei ricordare che è stato eletto proprio per questo.

Quindi è con i suoi elettori che dovreste prendervela più che con lui. Capisco che siano tanti, però vedete, è quel marchingegno, malfunzionante sin dai tempi di Barabba, che si chiama democrazia, che i più forbiti squalificano a oclocrazia ogni volta che perdono le elezioni, sin dai tempi di Polibio. Perciò smettiamola di lamentarci e prepariamoci a prender schiaffoni, perché il nostro è un attaccabrighe bell’e buono.

Non avrei pensato a tutto questo se non fosse uscita l’ultima release Istat sul nostro commercio estero extra Ue, che ci dice alcune cosette che dovrebbero farci dormire preoccupati, ora che Mister T abita a Washington. Vi risparmio i dati tendenziali e congiunturali, che lasciano il tempo che trovano. Quel che conta è il succo. E il succo è che nel 2016 l’export ha rallentato, anche se meno dell’import, per lo più a causa del calo delle vendite verso i paesi del Mercosur e dell’Opec.

Tutto ciò è conseguenza dell’andamento del prezzo delle materie prime. I paesi esportatori di petrolio hanno speso meno da noi perché hanno incassato meno, noi abbiamo speso meno da loro, e quindi ridotto le importazioni, perché la loro roba era più economica. Tutto questo è terminato nel 2016. E già questo mi turba, visto che il saldo commerciale è l’unica cosa che ci regge in piedi.

Dove il nostro export annuale è andato bene è stato verso il Giappone (+9,6%), la Cina (+6,4) e dulcis in fundo gli Usa (+2,6) che, lo ricordo ai distratti, sono il nostro terzo mercato di esportazione dopo la Germania e la Francia e il primo quanto ad attivi commerciali che genera per la nostra economia.

Non so a voi, ma adesso quando sento Trump, che vuole affamare i cinesi e se riesce anche i giapponesi, mi scappa una lacrimuccia. E chissà quanto piangerà l’Istat, fra un semestre.

Per chiudere in bellezza questa lunga parentesi sul commercio estero, vi faccio notare che il Giappone, che dopo la Svizzera è il paese che ci porta più soldi, ha chiuso il 2016 con un attivo commerciale, come non gli capitava da una vita.

Non saranno cattivi come Mister T, ma ci stanno lavorando.

A presto.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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