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Lunedì, 21 Set 2026

Nell’ambito del progetto ‘Corruzione nella PA: a che punto siamo’, i cui risultati, a breve, intendo pubblicare, ho effettuato una ricognizione su 79 Atenei, che coprono l’intero territorio nazionale.

Sono 13 gli istituti che, in quanto privati, non sono tenuti ad avere la pagina ‘Amministrazione trasparente’ sul loro sito internet. Delle rimanenti 66 università pubbliche, solo 2 (entrambe del sud) non hanno ancora pubblicato la Relazione del responsabile della prevenzione della corruzione per il 2016.

La scheda Anac, un questionario in formato excel confrontabile anche con le precedenti edizioni del 2014 e 2015, non tiene conto della peculiarità degli Atenei, in cui convive personale contrattualizzato ‘dirigente’ e ‘non dirigente’ con il personale docente e di ricerca, tutti potenzialmente coinvolti in fenomeni corruttivi.

Nei 64 istituti monitorati nel 2016 erano presenti 432 dirigenti e 53.438 non dirigenti, in leggero calo rispetto al 2015. Per presenza di personale contrattualizzato, il più grande ateneo italiano è La Sapienza di Roma, seguito dall’Università di Bologna e dalla Federico II di Napoli.

Assai scarso il numero di rotazioni di incarichi come misura di prevenzione del rischio, una misura adottata da appena un terzo degli atenei e che ha interessato solo 237 dipendenti, lo 0,4% del totale. Ad onor del vero occorre, tuttavia, precisare che in alcuni casi la risposta è affermativa, ma non è indicato il numero di spostamenti effettuati.

Molto ridotto è anche il numero di accessi civici pervenuti al responsabile della trasparenza per l’omessa pubblicazione di contenuti obbligatori, che non arriva a 20 in tutto il triennio (circa 1 richiesta l'anno, ogni 3 università).

In compenso, la quasi totalità degli Atenei ha erogato al personale una formazione dedicata specificamente alla prevenzione della corruzione (59 su 64) e sono in netta crescita (37 nel 2014 e 56 nel 2016) quelli che hanno attivato una procedura per la raccolta di segnalazioni di illeciti da parte di dipendenti.

Solo 14 di essi hanno però implementato un sistema informativo dedicato con garanzia di anonimato per il denunciante ed è forse questo il motivo per il quale il whistleblowing è scarsamente diffuso (nel 2016, solo 22 segnalazioni, 4 in meno del 2015, raccolte in 12 Università).

Scarso anche il numero complessivo di violazioni del codice di comportamento (57) e relativi procedimenti disciplinari (43), come pure i procedimenti disciplinari per fatti penalmente rilevanti (62).

Nel 2016, sono state 24 le sanzioni comminate per fatti penalmente rilevanti, di cui 20 sospensioni dal servizio con privazione della retribuzione e 4 licenziamenti (uno in meno del 2015); solo 12  i reati relativi a eventi corruttivi (5 casi di peculato, 1 di concussione, 1 di induzione indebita a dare o promettere utilità, 2 abusi d’ufficio e 3 falsi in atto pubblico).

In sostanza, l’analisi delle Relazioni per gli anni 2014, 2015 e 2016 evidenzia che il fenomeno della corruzione è scarsamente presente nelle Università pubbliche italiane.

Ciò può essere dovuto a una maggiore virtuosità degli Atenei rispetto al resto della pubblica amministrazione, oppure a una rappresentazione della corruzione che – almeno in alcuni casi – non corrisponde alla realtà. Infine, potrebbe darsi la circostanza che i casi emersi siano solo la punta di un iceberg di cui non si conoscono le dimensioni.

Monitoraggio anticorruzione nelle università pubbliche 2014-2016 (unità di personale, numero di casi o numero di atenei se non specificato)
corruz universita

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