Premessa - Fra il 2022 e il 2023, due articoli apparsi su Nature Italy (Sabelli, 2022 e 2023) lanciavano una sorta di allarme riguardo una vicenda per nulla conosciuta: il “congelamento” e il successivo insabbiamento del nuovo Modello di Pericolosità Sismica italiano, denominato MPS19. Gli articoli facevano riferimento per lo più a interviste con i protagonisti della vicenda.
In questo articolo si cerca di riassumere la storia con la precisazione che, a parte i citati articoli e alcuni articoli scientifici citati più sotto, non è disponibile alcun documento ufficiale. Quanto segue proviene anche da colloqui privati, riflessioni personali, ecc. È quindi possibile che contenga lacune o inesattezze, di cui l’autore si scusa.
Un passo indietro: normativa sismica e il modello di pericolosità MPS04
Per capire meglio di che cosa si parla, occorre fare un passo indietro fino al lontano 2003, quando la normativa sismica italiana aveva subito un rinnovamento sostanziale. In particolare, per quello che riguarda l’argomento qui trattato, le azioni sismiche di progetto si dovevano basare su valori di parametri fisici, derivati da appositi modelli di pericolosità. Il rinnovamento andò poi a compimento nel 2008 con la pubblicazione delle Norme Tecniche 2008 (NTC08), peraltro entrate in vigore solo nel 2009, dopo il terremoto di L’Aquila.
Queste norme si basavano sul modello di pericolosità elaborato da INGV fra il 2004 e il 2007, denominato MPS04. Il modello, e in particolare la sua più celebre componente - definita anche “mappa di pericolosità sismica” – ebbe un discreto successo fra gli utilizzatori e divenne invece l’oggetto di critiche, anche feroci, da parte soprattutto di geologi e media, per le manifeste difficoltà di molti fra questi ultimi di capirne il reale significato. Il modello infatti – costruito secondo l’approccio cosiddetto probabilistico richiesto dalle stesse NTC – fornisce le probabilità che un certo scuotimento venga superato in un punto in un dato intervallo di tempo; questo perché la normativa sismica “accetta” – per contenere le spese – un margine di rischio ridotto, in linea di principio, da altri fattori inerenti la costruzione. Viceversa, certi lettori tendono a concentrarsi visivamente sulle zone a colore più scuro e a presumere che nelle altre si debbano attendere terremoti meno forti, quando invece le mappe dicono solo che sono meno probabili.

MPS04 superò, non senza fatica, le prove dei terremoti del 2009, 2012 e anche 2016 (l’intera storia di MPS04 è raccontata da Iervolino et al., 2026). La “mappa” venne scoperta dai media dopo il terremoto di L’Aquila e di lì in poi adottata - di fatto ma erroneamente - come rappresentazione universale di sismicità, pericolosità sismica, rischio sismico, ecc. Dopo ciascuno di questi eventi si levarono critiche grossolane riguardo le modalità di realizzazione e soprattutto riguardo l’approccio probabilistico; addirittura qualcuno cercò di attribuire al modello la responsabilità di crolli di edifici costruiti prima del 2004….
La realizzazione di MPS19
Sta di fatto che nel frattempo il progresso scientifico e i terremoti stessi avevano offerto nuove conoscenze; pertanto nel 2015, sulla falsariga di quanto avviene in altri paesi, si pensò di aggiornare il modello di riferimento delle NTC, la cui nuova versione era prevista per 2018.
L’iniziativa venne assunta dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) invece del destinatario finale, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLLPP); questa sorta di anomalia discende da una tradizione degli ultimi decenni secondo la quale DPC ha rapporti diretti, e di committenza con il mondo scientifico e, soprattutto, ha una gestione più snella dei finanziamenti.
La realizzazione del modello fece l’oggetto di un oneroso contratto con INGV (Sabelli, 2022, parla di 3.5 milioni di euro complessivi), con l’indicazione di coinvolgere la comunità scientifica più ampia possibile. I lavori iniziarono nel 2015 e coinvolsero più di un centinaio di ricercatori.
Le fasi della realizzazione, sotto la guida di un comitato di revisione (18 incontri in totale), sono descritte qui.
Vale la pensa di ricordare quanto citato da uno degli autori: “abbiamo sempre tenuto in mente quanto ci disse in uno dei primi incontri la Commissione Grandi Rischi (CGR), che funzionava da braccio operativo del Dipartimento della Protezione Civile: “pensate a produrre il modello scientifico più avanzato possibile e l’eventuale applicazione alla normativa sarà valutata alla fine del processo, in termini di rischio sismico”.
La consegna era stata inizialmente prevista per il 2016, ma fu ritardata dai terremoti dell’Italia Centrale e dalle richieste dei revisori. MPS19 fu completato alla fine del 2018 e rilasciato definitivamente nel 2019 con il “certificato di valutazione” formulato dal comitato di revisione. Sabelli (2022) riporta: "Ho sostenuto con forza la nuova mappa di pericolosità sismica", afferma Francesco Mulargia, sismologo dell'Università di Bologna e coordinatore della commissione. Il risultato più importante, dice, è che per la prima volta è stata quantificata l'incertezza sulle stime dei modelli. "Finalmente conosciamo i confini della nostra ignoranza". L’affermazione, peraltro non del tutto vera (anche MPS04 offriva la valutazione della incertezza), è particolarmente apprezzabile in quanto l’autore è un avversario dell’approccio probabilistico.
Seguirono poi le consuete pubblicazioni scientifiche (Meletti et al., 2021; Visini et al., 2021).
Per evitare equivoci che potessero scaturire dalla presenza del colore verde nelle mappe (interpretabile come assenza di pericolo), DPC chiese di modificare la “palette” dei colori (Figura in alto, a sinistra).
Nel frattempo, tuttavia, CSLLPP aveva proseguito autonomamente nella formulazione delle nuove NTC, apparentemente senza sollecitare la disponibilità del nuovo modello; le NTC18 entrarono in vigore nel 2018 mantenendo MPS04 come riferimento, evidentemente considerato ancora affidabile.
In sostanza, di fatto MPS19 restò privo della sua destinazione primaria ancor prima di vedere la luce…
La valutazione della Commissione Grandi Rischi
Prima di trasmettere MPS19, eventualmente a CSLLPP, DPC - in quanto committente del modello stesso - aveva bisogno del parere della Commissione Grandi Rischi, suo organo di consulenza scientifica. Perché occorra questo passaggio a valle di un processo di revisione accurato e continuo da parte di un comitato di revisione istituito dallo stesso DPC non è immediatamente comprensibile; tuttavia, lo stesso passaggio avvenne già nel caso di MPS04, anche se in quel caso la valutazione della CGR fu abbastanza spedita (una seduta) e il risultato positivo.
In questo caso, invece, le cose non vanno così. A CGR, il cui settore sismico è composto da ingegneri, sismologi, geologi, viene richiesto da DPC di formulare un parere su un ampio spettro di possibili applicazioni del modello, non riferite soltanto alla normativa, su:
“percorso futuro che possa rendere MPS18 [come allora si chiamava] più efficacemente operativo ai fini delle azioni di riduzione del rischio di disastro, alla luce del quadro di riferimento attuale, in termini di: normativa tecnica, valutazione del rischio, classificazione sismica del territorio e altre possibili utilizzazioni, tenuto conto delle differenze tra MPS18 e MPS04 e delle relative incertezze epistemiche“.
Per formulare il parere, CGR si impegna a fondo – allargando i suoi compiti – in una serrata revisione scientifica del modello stesso, identificando delle “criticità” interne.
Il vero problema in realtà sembrano essere le differenze che MPS19 indurrebbe nelle azioni sismiche di progetto rispetto a MPS04; queste differenze vengono considerate “eccessive”, quasi che il nuovo studio non avesse dovuto discostarsi troppo dal precedente (e allora ci si può chiedere che bisogno ci fosse di quello nuovo….).
In particolare, la pericolosità sismica nel meridione risulterebbe inferiore rispetto a MPS04, e viceversa nel Nord, in particolare confrontando i valori di accelerazione di picco (PGA) con probabilità di superamento del 10% in 50 anni, elemento “classico” ma non necessariamente il più importante ai fini della progettazione antisismica. Il confronto fra gli elaborati con il 2% di probabilità di superamento in 50 anni, ad esempio, mostra differenze meno rilevanti e anche di segno contrario in quasi tutta l’Italia. Vale la pena ricordare che negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, tra gli altri, la progettazione è ancorata al 2% e non più al 10%.

Dopo un serrato confronto con i coordinatori del modello – confronto che non coinvolge il comitato di revisione, come viceversa logica vorrebbe – nel settembre 2020, dopo più di un anno di analisi, CGR emette un verdetto singolare: il modello viene definito un importante progresso scientifico ma “non maturo” per essere utilizzato dalla normativa. Attenzione: il termine utilizzato significa che il modello non è stato rigettato ma solo lasciato in una sorta di limbo. Va sottolineato che fra i componenti la CGR vi è lo stesso presidente INGV.
Il testo del “verdetto”, così come tutta la documentazione relativa alla valutazione di MPS19, non è pubblico: per inciso questa situazione, poco accettabile in ambito scientifico e non solo, è diversa dal caso di MPS04, gli esiti del cui processo di valutazione sono ancora disponibili in rete all’indirizzo zonesismiche.mi.ingv.it.
Il problema è che DPC si ritrova con due pareri disallineati da parte di due suoi comitati, uno dei quali gli impedisce (in linea di principio) di promuovere quel prodotto i cui costi, non lievi, nel frattempo sono stati saldati a INGV. Tuttavia, vuoi perché le NTC18 sono legge da tempo, vuoi perché la vicenda non è pubblica, a parte una ristretta cerchia di autori e committenti, nessuno sembra farci caso più di tanto.
Il “derivato” di MPS19
Per uscire da questa situazione forse basterebbe considerare che non c’è fretta, dato che le prossime NTC sono previste nel 2028: in sostanza, ci sarebbe tutto il tempo di “fare maturare” MPS19, superando le eventuali criticità. In particolare, si potrebbero esplorare soluzioni applicative “di compromesso” fra MPS04 e MPS19 senza ricercare “l’errore” in ciascuno dei due modelli; soluzioni analoghe erano già state adottate nel 2003 all’atto della definizione della nuova mappa di classificazione sismica. Si potrebbe aprire il confronto con utilizzatori e soprattutto con i destinatari, come si fa nei paesi più evoluti. INGV stesso potrebbe aprire un dibattito al suo interno.
Invece no, niente di tutto questo.
DPC invita INGV, nella persona del suo Centro di Pericolosità Sismica (CPS), a formulare varie ipotesi di “modifica” di MPS19 mediante la produzione di un suo “derivato”. Viene individuato un percorso che DPC finanzia con esborso di altri fondi, nonostante le perplessità dei coordinatori dello stesso MPS19. Va detto infatti, che questo derivato presenta altre criticità legate alla forte riduzione di sottomodelli utilizzati. Ad esempio, non è più possibile valutarne l’incertezza dei parametri di pericolosità, cosa inizialmente richiesta da DPC e che di solito costituisce una richiesta fondamentale da parte degli utilizzatori.
Il “derivato” – elaborato in assenza di panel scientifico di revisione ma sotto la diretta “sorveglianza” della CGR - vede la luce nel 2021 con il nome di MPS19s. Almeno in apparenza le criticità sono rimosse e le differenze con MPS04 ridotte: MPS19s viene approvato da CGR nel febbraio 2022. Tutto a posto, comunque? Nemmeno per idea.
L’incredibile vicenda della valutazione di MPS19s (ovvero, come INGV “boccia” se stesso)
Nel gennaio 2020, il Presidente dell’INGV aveva fatto approvare dal Consiglio di Amministrazione (CdA) dell’ente un regolamento interno secondo il quale gli elaborati prodotti da INGV “soggetti ad applicazioni normative a livello istituzionale”, per essere considerati “prodotti istituzionali” devono avere l’approvazione del CdA stesso, previa valutazione del Consiglio Scientifico (CS) e del Direttore del Dipartimento di competenza. Per la cronaca, questa procedura risulta applicata a oggi solo a due casi, uno dei quali è MPS19s: forse la valutazione di “istituzionalità” altro non era se non una specie di “golden share” che il Presidente – che con buona probabilità non amava l’approccio probabilistico – si era riservato per decidere sul destino di una impresa scientifica della quale non era del tutto convinto, anche se portata avanti dall’Istituto che presiedeva.
E infatti il Presidente fa sapere a DPC che, a dispetto della approvazione di MPS19s da parte della CGR in cui siede – come suo sostituto – il direttore del Dipartimento Terremoti, il CdA INGV sta valutando l’elaborato MPS19s ai fini della “istituzionalità”. Come?
Prima viene incaricato il Consiglio Scientifico dell’INGV, il quale a sua volta dà incarico a cinque revisori. I pareri non sono concordi: qualcuno in particolare non capisce che cosa non andasse in MPS19 e ritiene il derivato meno idoneo dell’originale. In conclusione, il CS non dà via libera.
Nel frattempo, in previsione di una possibile luce verde da parte del CS, il presidente sottopone MPS19s al giudizio di altri nove revisori scelti da lui medesimo. Inutile dire che tutte e nove le valutazioni risultano negative; risulta che il tenore delle nove revisioni sono del tipo che un approccio probabilistico è ritenuto non adatto per la normativa e ormai in tutto il mondo si usa un approccio deterministico (sic!). Quindi non sarebbe il risultato ad essere sbagliato, ma l’intero approccio, cioè proprio quanto esplicitamente richiesto – nel contratto per la realizzazione di MPS19 – da DPC e dai suoi centri di competenza di ingegneria sismica e dalla normativa promossa da CSLLPP…..
In conclusione, il CdA non rilascia la patente di “istituzionalità”: al termine del processo, il Presidente informa DPC degli esiti – senza peraltro rendere note le valutazioni. Informa inoltre che INGV “farà da sé”, ossia avvierà un nuovo progetto indipendente.
DPC si ritrova dunque in una situazione paradossale che vede: i) MPS19 approvato dai suoi revisori ma giudicato non maturo dalla sua CGR; ii) MPS19s approvato dalla sua CGR ma bocciato dai vertici dell’Istituto che lo ha prodotto (nota: entrambi i prodotti sono stati liquidati a INGV).
Ma non saranno le scelte – mancate – del committente a modificare questa situazione.
Verso la conclusione della vicenda
Nel 2023 cambia la composizione della CGR; alla nuova commissione viene riconsegnata la patata bollente, addirittura con la richiesta di una valutazione di tutti i modelli di pericolosità sismica disponibili, inclusi quelli a dimensione europea. Si annunciano cambi notevoli anche nel DPC che, dopo aver consultato CGR, nel 2024 decide – finalmente! – di trasmettere i modelli disponibili al CSLLPP.
Nel frattempo – more italico – qualcosa filtra sul giudizio di “non maturità” di MPS19. Le ragioni vengono in parte descritte in un articolo firmato da due componenti la CGR (Albarello e Paolucci, 2023), in cui si ribadisce il problema delle differenze indotte da MPS19 rispetto a MPS04. La risposta dei coordinatori del progetto non tarda, sotto forma di un articolo (Marzocchi e Meletti, 2024) il cui titolo fortemente allusivo spiega da solo molte cose: “Pericolosità sismica: trattiamo di quello che è o di quello che vorremmo che sia?”
Nel 2025 cambiano anche Presidente e CdA dell’INGV: ormai però MPS19 è stato messo da parte all’interno dell’ente, anche se i suoi risultati vengono posti a disposizione del pubblico tramite un sito web dedicato, che annovera fra gli utilizzatori anche alcune compagnie di assicurazione.

Interfaccia WebGIS del modello MPS19 (https://mps19.pi.ingv.it/). Visualizzazione della mappa della probabilità che si verifichi una accelerazione massima pari a 0.5g.
Dal canto suo, INGV continua la costruzione di un nuovo modello con propri fondi, con apposito comitato di revisione - come peraltro già avvenuto per MPS04 e MPS19 - e consultazione degli utenti. Molti dei ricercatori coinvolti, inclusa la nuova coordinatrice, avevano collaborato alla realizzazione di MPS19: sono in molti a ritenere che il nuovo modello non potrà essere molto diverso da MPS19.
Considerazioni finali
Questa vicenda ha fatto due vittime: a) il modello MPS19 e i suoi coordinatori, valutato positivamente in sede scientifica, giudicato “non maturo” ai fini della normativa in un’altra sede e messo immeritatamente da parte, quasi all’indice, anche all’interno dell’ente che lo ha prodotto; b) la credibilità della catena decisionale scientifico-politica.
Ripercorrendo la vicenda, si potrebbe essere indotti a ritenere, in prima battuta, che nei vari passaggi abbiano prevalso differenze di valutazioni prettamente scientifiche. Non sono di questa idea: l’intero percorso è talmente paradossale, se non surreale, da richiedere una riflessione non superficiale.
A mio avviso, il momento-chiave è il mancato sbocco di quello che diventerà MPS19 nelle NTC18. Non c’è una risposta precisa al perché sia successo, ma forse è da mettere in relazione con la “intrinseca preferenza per lo status quo…. ovvero la tendenza a cercare di evitare modifiche nei parametri di progetto”, tendenza riconosciuta a livello internazionale come ricordato da Iervolino et al. (2026). Il mantenimento di MPS04 come riferimento per la normativa NTC18 può essere spiegato in questo modo; del resto Albarello e Paolucci (2023) affermano che CGR non ha evidenziato “giustificazioni scientifiche schiaccianti” (secondo il criterio di analoghe commissioni US) tali da modificare la situazione attuale….
Per quanto riguarda le vicende successive si può pensare che, una volta mancato l’appuntamento principale, il modello MPS19 fosse divenuto, da un lato, prematuro rispetto alla scadenza del 2028 e, dall’altro, anche un po’ ingombrante, date le differenze – ovvie e legittime – con MPS04. Da qui discendono forse le esitazioni e la mancata scelta di portarlo a “maturazione”, nonostante tutto il tempo disponibile. E’ comunque certo che sulla intera vicenda, e in particolare su quella di MPS19s, si siano innescate dinamiche di confronto scientifico o pseudo-tale, con l’aggiunta di ripicche personalistiche, che tuttavia restano - a mio avviso - abbastanza secondarie.
In definitiva, è bene ricordare che la sicurezza degli edifici costruiti secondo le NTC non è stata compromessa dalla vicenda. Le differenze fra i modelli di pericolosità sismica appassionano molto geologi, sismologi e media; molto meno i loro utilizzatori, in particolare gli ingegneri…..
Questo articolo raccoglie e sviluppa argomenti già trattati qui
Riferimenti bibliografici
Albarello D. and R. Paolucci (2023). The Difficult Balance among Scientific, Technical, and Political Issues in Seismic Hazard Assessment, Seismol. Res. Lett., 95, no. 2A: 557–559, doi: 10.1785/02202
Iervolino I., C. Meletti, G. Valensise, R. Pinho and M. Stucchi (2026). The 2004 Italian Seismic Hazard Model: Twenty Years On. Earthquake Spectra, 2026; 42:e70105
Marzocchi W. and C. Meletti (2024). PSHA: Does It Deal with What It Is or What We Want It to Be? Seismol. Res. Lett., doi: 0.1785/0220230418
Meletti C., Marzocchi W., D’Amico V., Lanzano G., Luzi L., Martinelli F., Pace B., Rovida A., Taroni M., Visini F. & the MPS19 Working Group, 2021. The new Italian seismic hazard model (MPS19). Ann. Geophys., 64, 1, 1-12, SE112. doi:10.4401/ag-8579
Sabelli C. (2022). Il percorso a ostacoli della nuova mappa sismica italiana. Nature Italy
Sabelli C. (2023). La nuova mappa sismica dell’Italia torna al punto di partenza. Nature Italy
Visini F., Pace B., Meletti C., Marzocchi W., Akinci A., Barani S., Barreca G., Basili R., Bird P., Bonini M., Burrato P., Busetti M., Carafa M. M. C., Console R., Corti G., D’Agostino N., D’Amico V., Dal Cin M., Falcone G., Fracassi U., Kastelic V., Lai C. G., Maesano F. E., Marchesini A., Martelli L., Monaco C., Murru M., Poli M. E., Pondrelli S., Rebez A., Rotondi R., Rovida A., Sani F., Santulin M., Scafidi D., Slejko D., Spallarossa D., Tamaro A., Tarabusi G., Taroni M., Tiberti M. M., Valensise G., Vannoli P., Varini E., Zanferrari A., Zuccolo E., 2021.
Earthquake Rupture Forecasts inputs for the MPS19 Seismic Hazard Model of Italy.
Ann. Geophys., 64, 2, SE220. doi:10.4401/ag-8608.
Massimiliano Stucchi
Sismologo, già dirigente di ricerca e direttore della Sezione di Milano dell’INGV
Fondatore e curatore del blog terremotiegrandirischi.com

