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Lunedì, 24 Ago 2026

Gli interventi di natura sociale, anche in ossequio al principio di sussidiarietà verticale, sono una delle funzioni che più caratterizzano l’azione di governo sul territorio di un Comune, in un’ottica di redistribuzione in favore dei ceti più deboli.

Con la legge quadro n. 238 del 2000 sulla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, i Comuni sono divenuti titolari delle funzioni amministrative per gli interventi sociali a livello locale, mentre le Regioni svolgono le funzioni di programmazione e coordinamento degli interventi sociali, integrandoli con quelli sanitari, formativi e per l’inserimento lavorativo. Nelle regioni a statuto speciale il bilanciamento dei ruoli tra gli enti territoriali può assumere forme diverse rispetto alle regioni a statuto ordinario.

Nel 2022, i Comuni italiani hanno speso oltre 10 miliardi di euro per i diritti sociali, politiche sociali e famiglia (missione 12 del bilancio comunale), il 13,5% dei 75 miliardi complessivi che compongono la spesa finale. A questi si aggiungono altri 5 miliardi di residui passivi, relativi a somme non pagate negli anni precedenti.

Le spese ricomprese nella missione 12 sono quelle riferite a interventi per infanzia, minori, asili nido; disabilità; anziani; soggetti a rischio di esclusione sociale; famiglie; diritto alla casa; rete dei servizi sociosanitari e sociali; cooperazione ed associazionismo; servizio necroscopico e cimiteriale.

La fetta maggiore è riservata a infanzia, minori e asili nido (26,3% del totale) e, a seguire, la rete dei servizi sociosanitari e sociali (15,6%) e i soggetti a rischio di esclusione sociale (15,3%). Gli stanziamenti in favore di questi ultimi avevano raggiunto gli 1,7 miliardi di euro nel 2020 (17,1%), l’anno del Covid, in cui furono distribuiti attraverso i Comuni buoni per la spesa alimentare destinati a famiglie indigenti. In aumento negli ultimi due anni i fondi per la disabilità (12,5%), mentre quelli in favore degli anziani si sono ridotti dal 13,9% del 2016 al 10,2% del 2022, nonostante il progressivo invecchiamento della popolazione.

L’andamento degli impegni di spesa per il sociale per ciascun residente è crescente tra il 2016 (148 euro per abitante) e il 2022 (179 euro per abitante). L’incremento maggiore (da 152 a 169 euro) si è avuto nel 2020 per fronteggiare l’emergenza Covid ed è cresciuto ulteriormente nei due anni successivi.

L’aumento della spesa nel periodo è risultato pari al 21%, ma, anche tenendo conto dell’inflazione, si registra una crescita reale del 7,4%, poco più di uno per cento l’anno.

La spesa sociale non è uniforme sul territorio nazionale e mostra un’evidente situazione di svantaggio per il meridione.

La percentuale di spesa destinata al sociale rispetto alla spesa finale (spesa corrente, in conto capitale, per l’incremento di attività finanziarie) è alquanto stabile nel tempo e nel 2022 (13,5%) è tornata ai livelli prepandemici.

Escludendo i valori troppo alti (Sardegna e Friuli Venezia Giulia) o troppo bassi (Valle d’Aosta) di alcune regioni a statuto speciale in cui le competenze sono diversamente ripartite tra gli enti territoriali, una maggiore attenzione alle politiche sociali si riscontra tra i comuni dell’Emilia Romagna (15,9%) e Lombardia (15%). Le situazioni più penalizzate sono, invece, quelle di Calabria (8,4%), Abruzzo (8,5%) e Campania (10,1%).

La capacità di pagamento delle somme impegnate per interventi di natura sociale, comprensiva dei residui degli anni precedenti, non supera mai i due terzi del totale e, nel 2022, si è fermata al 65%. In questo particolare settore, i ritardi nei pagamenti sono poco giustificabili, trattandosi per lo più di spesa corrente destinata a contrastare situazioni di disagio.

Le differenze territoriali nella capacità di pagamento sono ben marcate. Le regioni del centro-nord e la Sardegna riescono a soddisfare oltre il 70% degli impegni di spesa (quadranti in alto), mentre tutte le regioni del sud non arrivano al 60%, con Campania e Calabria intorno al 40% (quadranti in basso). Anche il Lazio (54,5%) si trova molto al di sotto della media, penalizzata dal basso livello di pagamenti di Roma Capitale (52,2%), in cui si concentrano quasi i due terzi della spesa regionale.

Ricapitolando, la spesa sociale per abitante sostenuta dai Comuni italiani, risulta in aumento tra il 2016 e il 2022, soprattutto a partire dal 2020, quando si è reso necessario predisporre misure straordinarie di sostegno a seguito dell’emergenza Covid. Tuttavia, in termini relativi rispetto alla spesa finale, non si registra una maggiore destinazione di risorse agli interventi di natura sociale da parte dei Comuni. In ritardo, sia per quanto riguarda l’incidenza di spesa che la capacità di pagamento, è soprattutto il Sud, dove i bisogni sono maggiori ma la risposta degli enti locali non è adeguata.

Ripartizione della spesa sociale dei comuni italiani per programma di spesa – Impegni di spesa 2022(*) (euro)
Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze) – (*) copertura del 96% della popolazione residente

Spesa pro capite(*) dei Comuni per il sociale – Impegni di spesa 2016-2022 (euro)

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze) – (*) rispetto alla popolazione residente al 31 dicembre 2021

Incidenza della spesa per il sociale dei Comuni rispetto alla spesa finale per regione – Impegni di spesa 2016-2022 (valori percentuali)

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze)

Incidenza della spesa (ordinate) e capacità di pagamento (ascisse) della spesa sociale dei Comuni nel 2022 (valori percentuali)

Fonte: elaborazioni su dati Bdap (Ministero dell’Economia e delle Finanze) 

 

Franco Mostacci
ricercatore statistico, analista economico, giornalista pubblicista
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