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Martedì, 25 Ago 2026

L’età elettronica che McLuhan raccontò nel lontano 1967 doveva per forza di cose diventare la nostra età elettrica non appena la tecnologia fosse stata in grado di stoccare l’energia senza bisogno di bruciare nulla. L’età elettronica non poteva che essere pulita. L’elettricità, chissà perché, la si immagina luminosa, veloce e inodore. E l’energia, quella perfetta, non può che condividere queste caratteristiche. L’età del carbone e del petrolio, fumosa e puzzolente, appartiene chiaramente al passato.

Così almeno sembra raccontarla la nouvelle vague ambientalista, che ha dichiarato guerra all’oro nero, finendo col decretare la vittoria dell’oro rosso, ossia il rame, che infatti ormai da un trentennio, quello della rivoluzione digitale popolata di device e batterie, sta surclassando il petrolio quanto a consumi. E se la transizione green proseguirà secondo queste coordinate, lo spread fra consumo di petrolio e di rame è destinato ad allargarsi ancora di più.

La questione è finita all’attenzione del Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha dedicato un approfondimento nel suo ultimo outlook globale al crescente contributo dei metalli all’andamento dell’inflazione. Le quotazioni dei metalli, infatti, sono quelle che primeggiano fra le varie commodity osservate.

Il petrolio ormai somiglia a un vecchio regnante che abbia perduto lo scettro. Ancora molto richiesto, ma con sempre minore desiderio, e per giunta alle prese con un mercato dove i produttori sembrano complottare per deprimere le quotazioni. L’ultimo taglio di produzione deciso dall’Opec+, il cartello che unisce la vecchia Opec alla Russia, è stato praticamente vanificato dagli aumenti di produzione degli altri paesi che non ne fanno parte, col risultato che i prezzi rimangono bassi e sono previsti ancora più in calo nei prossimi anni.

La vulgata verde tende a disinteressarsi del costo ambientale dell’oro rosso, che ha pure ampie ricadute geoeconomiche, e tuttavia qualunque ragionamento bene informato non dovrebbe prescinderne. Anche per questo il Fmi ne parla, ovviamente.

I metalli critici, e il rame in un mondo elettrico è sicuramente il primo della lista, hanno una crescente rilevanza economica nel mondo di oggi. Possiamo farcene un’idea osservando quando pesino il petrolio e poi i metalli in alcune produzioni di base negli Stati Uniti, secondo quanto riporta il Fmi.

Questo spiega benissimo la notevole influenza che i metalli hanno sui prezzi finali. Il Fmi ha stimato che un aumento del 10% del costo del rame fra crescere dello 0,2% l’inflazione, sia core che generale. Ovviamente, l’esposizione a questo shock cresce in ragione della dipendenza delle produzioni del paese dal rame.

Il migliore dei mondi possibili, insomma, non sarà automaticamente verde perché si smetterà di usare il nero del carbone e del petrolio. Ci sarà tanto rosso in questo verde. In molti sensi.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
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