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Lunedì, 24 Ago 2026

di Augusta Dalle Valli

La presenza di volpi è da sempre mal sopportata da agricoltori e allevatori, che spesso riescono a convincere i politici a dichiarare guerra alle povere bestiole.

Così, come se non bastassero i cacciatori e le pelliccerie, essi riescono a ottenere vere e proprie campagne per l’abbattimento dei mammiferi, anche con sistemi tanto cruenti da impressionare non poco i giudici amministrativi che, con una recentissima sentenza, hanno detto stop alla eliminazione notturna, a fucilate (sic!) degli animali, programmata dalla Provincia di Reggio Emilia, con  tanto di delibera di giunta (n. 187/2012).

Ad adire il Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia Romagna – sezione distaccata di Parma – sono state la LAC - Lega per l'Abolizione della Caccia, l’ Associazione Vittime della Caccia e Animal Liberation, rappresentati e difesi dall'avv. Massimo Rizzato del Foro di Vicenza.

Con sentenza n. 392 del 5 novembre scorso (Pres. Radesi, Est. Marzano), il Tar ha annullato la delibera “ammazza volpi” della Provincia di Reggio Emilia, affermando che “dall’esame degli atti di causa emerge che, come già ritenuto in sede cautelare, né il provvedimento impugnato né il correlato parere dell’Ispra si soffermano in alcun modo sulla eventuale possibilità di utilizzare mezzi di controllo ecologici della specie considerata ovvero sulle ragioni della non praticabilità di detti mezzi alternativi”.

L’Ispra, infatti, con un parere  del 17 aprile 2012, di prot. 15591, inviato alla suddetta Provincia, aveva detto, tra l’altro, che “si ritiene altresì accettabile l’abbattimento diretto notturno (delle volpi, ndr), alla cerca o all’aspetto, utilizzando fonti luminose o visori notturni …”.

Le volpi, per ora, grazie al Tar, non saranno sottoposte a fucilazione notturna ma se il Consiglio di Stato, al quale c’è da giurare che la Provincia si appellerà, sarà di diverso avviso, la loro sorte sarà segnata. Con tanto di saluti ai mezzi di controllo ecologici della specie, saggiamente sollecitati dai giudici amministrativi e che un ente pubblico di ricerca come l’Ispra dovrebbe consigliare.

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