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Martedì, 28 Lug 2026

Con delibera n. 21 del 17 luglio scorso, Giovanni Alfredo Barbieri, direttore centrale Istat delle Statistiche economiche, strutturali sulle imprese e le istituzioni, del commercio con l’estero e dei prezzi al consumo, ha soppresso, con effetto immediato, l’Unità operativa denominata “Metodologia per le indagini statistiche nel settore dell’agricoltura”, assegnando il personale ad altra struttura.

A distanza di 7 giorni, il medesimo direttore con delibera n. 22, per non meglio specificate “sopravvenute esigenze organizzative”, ha annullato il precedente provvedimento di soppressione.

Nudi e crudi, questi i fatti: un ufficio che prima c’è, poi scompare e infine riappare.

Si fosse trattato di un fenomeno fisico, non avrebbe destato la nostra attenzione. Tante volte si hanno notizie di isole, come quella Ferdinandea, tanto cara ad Andrea Camilleri, che scompaiono e riappaiono. E non solo nel mare, ma anche nei corsi d’acqua di ogni specie. Lo sapevano già gli antichi romani, che si fecero carico di disciplinare l’insula in flumine nata, per scongiurare le liti tra i proprietari frontalieri.

Né ci saremmo stupiti se la rinascita dell’ufficio di cui si tratta fosse avvenuta in un contesto religioso, le nostre credenze in materia avendoci assuefatti, a partire dalla resurrezione di Nostro Signore, a ogni sorta di miracoli.

No, questa volta a risorgere è stata una struttura amministrativa. Un fenomeno inconsueto, tanto più di questi tempi, non proprio teneri con la burocrazia, nei quali il pollice verso nei confronti di istituzioni e organi, figuriamoci di meri uffici, sembra non conoscere marce indietro né ripensamenti.

A questo punto, se non si è trattato di una svista, dato che, tra tanti, qualcuno, prima di arrivare a cancellare un ufficio, se ne sarebbe accorto, non resta che rassegnarsi al mistero, forse uno dei tanti “misteri dei ministeri”, che scandiscono la pigra vita della pubblica amministrazione. Certamente, la vicenda ha del surreale e ben potrebbe fare da sfondo a una pièce di Beckett o di Ionesco. Kafka c’avrebbe sguazzato, ma, forse, non l’avrebbe disprezzata nemmeno Brecht.

Quanto ai componenti della miracolata struttura, presumibilmente soddisfatti di rimanere dove stavano, ad essi, feliciter restituti, ben si adatta quel che Manzoni predisse per Renzo e Lucia, costretti a separarsi per lo stalking di don Rodrigo: “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”.

 

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