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Venerdì, 30 Gen 2026

altIn un articolo apparso di recente sul Foglietto ci era sorto il dubbio se all’Istat la confusione fosse una strategia oppure se la strategia fosse confusa. Adesso possiamo dire di avere una matematica certezza.

Molti lettori ricorderanno con piacere il capolavoro di R. L. Stevenson “Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde”, uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi.

In un celebre passo del libro Stevenson scrive: “Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”.

Stevenson, incredibile dictu, aveva proprio ragione, almeno per l’Istat. Di questa tesi ne sono il testimone. Ho da poco scoperto, con mio gran stupore, che per l’amministrazione io sono la Dottoressa Braghin.

Questo mio alter ego compare inaspettatamente a pagina 12 dell’organigramma dell’Istituto di Statistica. Immagino tutti coloro i quali, avendo letto l’organigramma e non conoscendomi de visu, ma solo telefonicamente, abbiano pensato “ammazza che voce sta’ dottoressa pare n’omo”; immaginatevi poi cosa avranno pensato costoro quando mi hanno incontrato di persona: “ammazza che “cozza” sta’ dottoressa, c’ha pure ‘a barba”.

Come dargli torto, se andiamo avanti così per la prossima “riorganizzazione” non oso immaginare in cosa potrebbero tramutarmi. Comunque, garantisco, senza tema di essere smentito, di essere un uomo. Anche se non per l’Istat!

Ma, a ben pensare, un vantaggio, e non di poco conto, potrei ottenerlo da questa vicenda, visto che come Dottoressa Braghin andrei in pensione a 66 anni e 7 mesi di età, mentre come signor Braghin mi toccherebbe lavorare un anno in più.

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