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Sabato, 31 Ott 2026

Non sono un appassionato di sci, ma di montagna sì. Sugli sci, moltissimi anni fa, ho fatto per qualche inverno un po’ di fondo.

Non conosco la campionessa Sofia Goggia perché non seguo le competizioni in quello sport. Posso solo rallegrarmi dei successi degli italiani e delle italiane, quando arrivano.

Ma mi sono fatto un’idea non sportiva della campionessa, leggendo una sua intervista a La Stampa di Torino. Domanda l’intervistatrice Daniela Cotto: “Cosa pensa della decisione del governo di fermare la montagna?”. Risposta: “Un danno enorme per lo sci e per il settore. Un gran peccato. In pista siamo distanziati e protetti e sugli impianti abbiamo la possibilità di gestirci in modo intelligente. Penso a Bergamo, la mia città. Abbiamo sofferto e pagato prezzi altissimi ma ormai abbiamo capito come muoverci. Tutti noi giriamo con la mascherina e stiamo a distanza. E poi, scusate, quest'estate non ho visto le spiagge chiuse...”.

Ora, molti di quelli che non si rendono conto della situazione - o fingono per varie ragioni, quasi sempre di natura economica, di non capire - accampano ragioni attorno alla sicurezza delle loro attività prese a sé stanti. Commercianti, ristoratori, gestori di palestre, piscine ecc. ecc..

Nessuno prende in considerazione gli effetti, per così dire, circolatori (di persone) di quelle attività. E così la Goggia, e tanti come lei, insistono sul fatto che sulle piste “siamo distanziati e protetti”. Il che è inoppugnabile. Ma che “sugli impianti – aggiunge la campionessa – abbiamo la possibilità di gestirci in modo intelligente” appare non solo improbabile ma del tutto non vero. Bastava guardare le foto degli assembramenti attorno agli impianti di risalita alla prima neve caduta.

A parte questo, che non è poco, quando poi dice che “quest'estate non ho visto le spiagge chiuse…”, allora cadono le braccia.

E’ difficile discutere pacatamente, far capire che è proprio per l’estate sbarazzina che oggi ci ritroviamo con la seconda ondata e quasi mille morti al giorno.

Di fronte a una mente in discesa libera conviene scivolare via di lato e chiamare l’ambulanza. Da neve, ovviamente.

Aldo Pirone
Coautore del libro "Roma '43-44. L'alba della Resistenza"
www.facebook.com/aldo.pirone.7

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