Giornale on-line fondato nel 2004

Martedì, 25 Ago 2026

di Adriana Spera

Per mesi c'è stato detto che l'Italia era uno dei paesi europei con la situazione economica migliore, che grazie al contenimento della spesa pubblica del ministro Tremonti era quasi fuori dalla crisi. Il premier accusava chiunque si azzardasse a fare un'analisi attenta dei dati economici di disfattismo.

La parola d'ordine era e doveva essere a tutti i costi: ottimismo (sic!). Ripetuta fino alla noia, finanche allo scoppio della crisi greca, quando si disse che noi non eravamo uno dei paesi a rischio default uniti nell'acronimo PIGS, che stava a rappresentare invece Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Poi, improvvisamente, dopo i tentennamenti tedeschi a soccorrere l'economia greca abbiamo assistito agli attacchi all'euro, il cui rapporto di cambio con il dollaro è sceso di circa il 25%.

Se ripercorriamo quanto è accaduto dall'inizio della crisi ci rendiamo conto che a dinamiche speculative, che nessuno ha voluto o saputo fermare in tempo, e che pure hanno prodotto indebiti arricchimenti, hanno dovuto far fronte sempre e soltanto gli stessi ceti, lo stesso blocco sociale, quello dei lavoratori dipendenti, pagando nuove imposte, perdendo il lavoro, cedendo diritti acquisiti dai padri con dure lotte.

I lavoratori in questi due anni sono diventati ancora più poveri, gli speculatori delle varie cricche italiche ed estere continuano a proliferare e ad arricchirsi.

Anche l'euro, nella cui area siamo entrati con tanti sacrifici, non rappresenta più un approdo sicuro considerato che vi sono paesi, come la Germania, che mirano ad avere l'egemonia finanziaria sugli altri partner.

Su una sola cosa i governi europei appaiono uniti: considerare i lavoratori dipendenti una sorta di bancomat da cui attingere risorse -  immediate  e future attraverso la riduzione netta dello stato sociale -  per risanare i disavanzi prodotti da politiche economiche sbagliate e da sprechi.

Per uscire dalla recessione si è sempre ricorsi a politiche di sostegno alla domanda e al reddito e non a politiche restrittive che bloccano la crescita.

Sembra quasi vi sia una regia globale per cassare il welfare state,  privatizzare i servizi pubblici, ridurre i diritti acquisiti, come se, non essendovi più risorse da depredare con la speculazione finanziaria si volesse smantellare ogni tutela per avere lavoratori completamente asserviti.

In Italia, si va oltre, smantellando l'intero sistema cultura dalla scuola all'università, dagli enti di ricerca a quelle realtà che fanno ancora del nostro un paese apprezzato.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Dieci anni dopo Amatrice. Rammendare non basta più

Nel decimo anniversario del terribile terremoto di Amatrice e Accumoli, penso con amarezza a...
empty alt

Sindrome di Kabuki, ricerca internazionale fa emergere il ruolo chiave della cromatina

Ritardo della crescita, ipotonia muscolare, anomalie cranio-facciali, deficit cognitivo e...
empty alt

"Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite", più attuale che mai

Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite, di Giulia Manzi – ADD editore,...
empty alt

Shanghai Ranking 2026, Sapienza Università di Roma prima in Italia

Per la classificaAcademic Ranking of World Universities (ARWU), stilata dall'organizzazione...
empty alt

I dazi di Trump? Altro che Liberation Day. Tutti i numeri di un flop

L’ufficio statistico Usa ha pubblicato di recente i dati sulla bilancia commerciale statunitense...
empty alt

“Borgo”, film drammatico-thriller, con una grande Hafsia Herzi

Borgo, regia di Stéphane Demoustier, con Hafsia Herzi (Mélissa Dahleb), Moussa Mansaly (Djibril),...
Back To Top