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Venerdì, 30 Gen 2026

Comunicato Usi-Ricerca

Ora è ufficiale, anche se l’amministrazione Istat ne dovrebbe dare comunicazione formale ai sindacati il prossimo 13 marzo: l’ipotesi di accordo sul salario accessorio 2011, sottoscritto a ottobre 2013 con due sigle sindacali, non ha ottenuto il disco verde da parte della Funzione Pubblica nella parte in cui si proponeva di disciplinare l’erogazione della produttività individuale e collettiva alias del fondino.

In tempi non sospetti, esattamente il 12 febbraio scorso, Usi-Ricerca aveva diffuso un comunicato dal titolo “All’Istat dipendenti inferociti. Fuori i soldi del fondino …”, nel quale si leggeva, tra l’altro:

“Come più volte denunciato, si è arrivati a febbraio 2014, senza che l’ente sia stato in grado di garantire al personale tecnico e amministrativo il conguaglio 2011, l’acconto e il conguaglio 2012 e l’acconto e il conguaglio 2013 del fondo produttività collettiva e individuale, il cosiddetto 'fondino', che è stato sempre erogato con acconto, a ottobre, e saldo, a marzo, di ogni anno. Si tratta di somme vincolate che, pertanto, non possono essere destinate a finalità diverse.

Quello dell’amministrazione rappresenta un gravissimo quanto inqualificabile comportamento, ascrivibile alla delegazione trattante dell’ente che, dopo aver firmato un accordo in data 31 luglio 2012 con una sigla sindacale, bocciato il 3 ottobre successivo dai revisori dei conti, a distanza di più di un anno, ad ottobre 2013, ne ha sottoscritto un altro, questa volta con due sigle sindacali, che, nella materia della produttività individuale e collettiva, si appalesava non poco azzardato sul piano giuridico e del quale si sono poi perse addirittura le tracce.

Sia nella prima che nella seconda occasione, Usi-Ricerca, in fase di trattativa, non solo ebbe a reiterare una proposta assolutamente fondata e legittima, già avanzata in passato e rigettata immotivatamente dall’amministrazione, il cui accoglimento avrebbe invece consentito l’immediata erogazione del fondo al personale, ma dimostrò ai sempre più sordi componenti della delegazione Istat la totale inconsistenza della loro proposta, che aveva come unico obiettivo quello di differire sine die il pagamento di quanto spettante al personale. Cosa che si è puntualmente verificata”.

E’ davvero amaro e tutt’altro che gratificante dire che “eravamo stati facili profeti”. Del resto, quando si va avanti a testa bassa, il rischio concreto è quello che si vada a sbattere contro il muro. Ed è proprio quello che è successo all’amministrazione Istat, solo che a subire danno e beffa sono stati ancora una volta solo ed esclusivamente i lavoratori.

Ora vedremo cosa il 13 marzo tireranno fuori dal cilindro i soloni di Via Balbo.

Usi-Ricerca in quella sede ribadirà nuovamente con forza le proprie proposte che, se recepite, garantirebbero una rapida e legittima soluzione della sconcertante vicenda, che si protrae penosamente da tre anni.

Staremo a vedere se gli interlocutori continueranno a fare orecchie da mercante. Interlocutori dai quali, all’esito di questa vicenda, tutto il personale si aspetta una assunzione di responsabilità ovvero le loro dimissioni dall’incarico, visto che l’obiettivo che si erano prefissati, di ottenere il placet alla loro improbabile proposta, è stato clamorosamente mancato. Circostanza che, tra l’altro, dovrebbe incidere, e non poco, in sede di valutazione dell’attività svolta dai medesimi.

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