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Sabato, 17 Ott 2026

Addio a Roma, di Sandra Petrignani, Neri Pozza ed., Vicenza, 2012, pp.348, euro 16,50.

 

Recensione di Roberto Tomei

 

Il libro rievoca il mondo culturale che animava la capitale tra gli anni cinquanta e la prima metà degli anni settanta del secolo scorso, cioè fino alla tragica morte di Pasolini (2 novembre 1975).

 

Un arco temporale abbastanza lungo, dunque, che comprende la ricostruzione postbellica, il boom economico e parte degli anni di piombo, che raggiunsero l'acme col rapimento e l'uccisione di Aldo Moro (1978).

 

Nel dopoguerra, ricorda l'autrice, la città non era abitata solo dagli intellettuali romani (Moravia, Morante, Mafai, ecc.), poiché vennero a stabilirvisi, solo per citarne alcuni, tanti altri intellettuali : scrittori, come Gadda, Parise e La Capria; pittori, come Accardi, Consagra e Turcato; registi, come Antonioni, Fellini e Visconti.

 

Al di là dei diversi caratteri che possedevano e delle molteplici opinioni che manifestavano, questi personaggi riuscirono a dar vita a una comunità solidale, tutt'altro che chiusa in se stessa, anzi simpaticamente aperta a tutti coloro che si sentivano pervasi dalle stesse passioni e dagli stessi sentimenti.

 

Luoghi d'incontro per eccellenza erano le trattorie, dove ci si trovava per la cena, senza nemmeno bisogno di darsi appuntamento. Era qui  che i più giovani avevano la possibilità di conoscere idee ed esperienze dei loro "idoli", ancora inconsapevoli di essere tali.

In un clima di sostanziale e generale autenticità, ciascuno aveva coscienza della propria arte ma nessuno mitizzava il proprio ruolo. Quando, poi, alla ricerca della gloria gli intellettuali hanno preferito quella del successo, quel mondo è finito e la "terrazza"(vedi l'omonimo film di Scola) ha preso il posto della trattoria. Ma se qui c'era posto per ascoltare e imparare, sulle terrazze invece gli intellettuali finirono per incontrarsi soltanto tra loro e iniziò così il lento ma inesorabile declino della cultura a Roma.

 

Oggi poi non ci sono nemmeno le terrazze, i rapporti umani tendono a "svilupparsi" attraverso la rete e gli intellettuali sono anch'essi ormai per lo più degli "internettuali".

 

Si capisce così come mai l'autrice abbia scelto di riportare nella quarta di copertina la seguente folgorante battuta di Flaiano: "coraggio, il meglio è passato". (Roberto Tomei).

 

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