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Giovedì, 27 Ago 2026

Con ordinanza n. 24356/17, depositata il 16 ottobre 2017, la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – ha accolto il ricorso proposto da un dipendente pubblico che aveva chiesto il risarcimento del danno biologico da inabilità temporanea per sindrome ansioso-depressiva, provocata dalla posizione di subordinazione ad un collega con qualifica inferiore.

La Corte di Appello, invece, in precedenza era stata di diverso avviso e aveva dato torto al ricorrente accogliendo la censura dell’ente pubblico datore di lavoro, secondo cui ciascuna delle categorie in cui è suddiviso il personale degli enti locali è caratterizzata da un complesso omogeneo di mansioni tutte equivalenti.

Le posizioni economiche D1, D2 e D3, ad avviso della Corte territoriale, esprimevano solo un diverso trattamento economico ma di fatto non incidevano sulla professionalità del dipendente e sulla scala gerarchica; di conseguenza – affermava la stessa Corte – il ricevere direttive da un collega inquadrato con una qualifica inferiore era privo di rilievo, dovendosi valutare la professionalità espressa dalle mansioni svolte.

Per i giudici della Cassazione, invece, «il sistema di classificazione delineato dal Ccnl Regioni- Enti locali (31 marzo 1999) configura, nell’ambito della categoria D, posizioni differenziate non solo sotto il profilo economico ma anche sotto quello professionale in relazione alla diversa professionalità di provenienza, atteso che l’articolo 4 dell’accordo collettivo prevede per il passaggio all’interno della stessa categoria D a una delle posizioni economiche superiori la medesima procedura selettiva stabilita per il passaggio da una categoria all’altra».

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