- Dettagli
- di Redazione
di Paolo Vita
Dovrebbe essere elemento coessenziale alla nozione di controllo quello dell'alterità tra controllante e controllato, sicché è impensabile che sia il secondo a pagare il primo.
di Antonio Del Gatto
Il 5 giugno scorso, Il Foglietto, con l'articolo dal titolo "All'Ufficio Istat di Napoli finita la pax di Marasco", aveva dato notizia di turbolenze tra la dirigenza e un nutrito gruppo di dipendenti in ordine alla organizzazione e gestione dell'Ufficio, con particolare riguardo alla distribuzione di compiti ed incarichi tra i lavoratori, ritenuta irrazionale e iniqua.
L'intervento in loco di Raffaele Malizia, direttore centrale della rete territoriale, effettuato il 30 maggio, ha tutt'altro che rasserenato l'ambiente. Ne è testimonianza, il contenuto di una nota fatta diffondere dal Malizia il 7 giugno, contenente una ricostruzione della riunione con il personale.
A distanza di ventiquattro ore, è seguita la diffusione, ad iniziativa della dirigente dell'ufficio, di un verbale che per la sua estensione (sette pagine, fitte fitte), oscilla tra il romanzo breve e il racconto lungo e di cui si raccomanda vivamente l'integrale lettura.
A stretto giro, a seguito di un'assemblea, è giunta la risposta dei lavoratori "contestatori", ai quali sia la nota del direttore che l'asserito "verbale" non sono apparsi affatto conformi alle dichiarazioni rese e ai comportamenti tenuti dai presenti alla riunione. In particolare, si legge nel comunicato dei lavoratori, che "Incredibilmente, dal ‘verbale’ mancano espressioni, che pure sono state profferite nel corso della riunione de qua, come ‘atteggiamenti schizofrenici’, ‘stile borbonico’ et similia. Né si dà conto di pugni sbattuti sul tavolo e minacce di querele, che pure son tuonate nella stanza. Mentre sono puntualmente riportati frasi ed atteggiamenti soltanto di una parte del personale".
Insomma, gli smaliziati dipendenti "campani" hanno contestato in toto la veridicità del verbale. Del resto, se un atto è formato in via unilaterale, è il minimo che può accadere.
Ciò che più stupisce, però, è il contenuto della contestazione, articolato come una sorta di trattatello De verbale redigendo, che sembra vergato da sottili causidici piuttosto che da inesperti statistici.
Quante insospettabili professionalità inespresse! Che dire, se non che l'amministrazione bene farebbe a valorizzarle al meglio.
Per ora è tutto. Se ci saranno novità sulla tempesta statistica partenopea, Il Foglietto non mancherà di notiziare i lettori.
di Adriana Spera
“I terremoti si possono prevedere”, parola di direttore generale dell’Ingv. Questo lo scoop, realizzato dal Fatto Quotidiano il 31 maggio scorso. Immediata la smentita di Tullio Pepe, dg in carica (ancora per poco) dell’ente: “Non ho mai detto una cosa del genere”.
A distanza di due settimane, con la nomina del nuovo direttore generale, un altro tsunami si è abbattuto sull’ente di via di Vigna Murata, orfano da settembre scorso del suo padre fondatore Enzo Boschi.
Una "dipartita", quella di Boschi, che ha lasciato l’Ingv nel caos, acuitosi durante la breve quanto sconcertante parentesi di Domenico Giardini, chiamato nell’agosto scorso dalla Gelmini addirittura dalla Svizzera per rimpiazzare lo stesso Boschi.
Giardini sembrò mostrarsi interessato, oltre che alle dinamiche sismogenetiche del territorio, anche alla ricerca di incarichi professionali. Rassegnò le dimissioni dopo solo tre mesi, salvo poi rientrare dalla finestra come membro del cda.
La nomina di Stefano Gresta da parte del nuovo titolare del Miur, il tecnico Profumo, non sembra abbia prodotto benefici se è vero, come è, che dalla sua prima decisione di un certo peso è nato un caso nazionale.
Si tratta della nomina a direttore generale di Massimo Ghilardi - profetizzata dal Foglietto fin da settembre 2011 - che ha suscitato stupore e indignazione per il suo curriculum.
Segno dei tempi: non ci si stupisce più per il metodo, né per la filosofia che ad esso sottende. L’idea proprietaria della cosa pubblica, come se l’ Amministrazione fosse suddivisa in tanti piccoli reami governati da personaggi di nomina politica, ai quali viene riconosciuta la libertà di scegliersi nel ruolo di gestore esclusivamente persone di propria fiducia, è sempre più devastante.
Si è del tutto dimenticato il dettato dell’art. 97 della Costituzione, che prescrive pubblici concorsi per l’accesso ai pubblici impieghi. Il ricorso alla chiamata diretta è di per sé un metodo clientelare ed esecrabile e come tale andrebbe bandito. L’utilizzo sfrenato di tale metodo ha generato sprechi e inefficienze.
Dal governo cosiddetto tecnico ci si sarebbe aspettati uno stop a tale aberrante pratica e invece c’è stato un incentivo. La nomina di Ghilardi all’Ingv è solo l’ultimo esempio.
Il neo direttore, intanto, ha preannunciato le dimissioni da consigliere comunale del Pdl di Chiari, piccolo comune del bresciano amministrato dal senatore leghista Sandro Mazzatorta, e ha promesso che amplierà la pianta organica dell’ente per assumere i precari. Peccato che il governo, al contrario, ne abbia deciso, in generale, la riduzione.
Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!