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Giovedì, 14 Mag 2026

di Paolo Vita

E’ fissata per domani, alle ore 11, la seduta del cda del Cnr, allargata ai  5 saggi nominati dal Miur, che metterà la parola fine all’estenuante braccio di ferro sullo statuto tra Luciano Maiani e il ministro Gelmini.

La vicenda ha bloccato il disco verde agli statuti degli altri 11 enti interessati, tra i quali Infn, Ingv, Asi e Ogs, da tempo definiti.

Al Cnr, invece, è successo di tutto, anche la pittoresca “mobilitazione” fuori tempo massimo di due sindacati.

Ma i giochi sembrano fatti, soprattutto dopo l’intervento del 13 gennaio del ministro Tremonti, che ha gelato quanti speravano che i membri del nuovo cda potessero essere 7 (art. 9 del d.lgs. 213/2009) e non 5, come innovato dalla legge 122/2010.

A farne le spese sarà sicuramente il rappresentante della comunità dei ricercatori dell’ente, oltre a quello della Conferenza Stato-Regioni-Province. Dei 5 membri, infatti, 3 - compreso il presidente - verranno designati dalla Gelmini e i restanti 2 dalla Conferenza dei Rettori delle Università e dalla Confindustria.

Questo l’esito della mediazione tra le parti, che, dopo le resistenze di Maiani & co, ha fatto registrare la rinuncia da parte della Gelmini alla designazione del nuovo direttore del Cnr.

Una rinuncia solo formale, visto che, in base al nuovo statuto, spetterà al cda (la cui maggioranza sarà espressione del Miur) nominare il dg.

Per Maiani, dunque, una vittoria di Pirro, che sembra preludere alla sua uscita di scena.

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