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Venerdì, 30 Gen 2026

di Alex Malaspina

Nei giorni scorsi, ha visto la luce un documento, destinato al cda dell'Istat, con il quale si cerca di giustificare il mancato avvio del programma di Pietralata, per la realizzazione della sede unica dell'ente presieduto da Enrico Giovannini dall'agosto del 2009.

Dal documento risulterebbe che attualmente l'ente statistico spende circa 12 milioni di euro annui per le locazioni, a vario titolo, di sedi sparse per la capitale, di cui una in via Tuscolana (edificata negli anni '80 per ospitare una mostra di mobili).

Di sedi prossime ad essere inaugurate ve ne sono altre due: la prima in viale dell'Oceano Pacifico (vedere Il Foglietto del 20 aprile e del 27 aprile 2010) e l'altra in piazza Indipendenza, dove fino a qualche mese fa albergava l'Isae, ente di ricerca disciolto.

L’Istat subito si è mostrato particolarmente interessato all'immobile, di proprietà della Banca d'Italia, al punto da concretizzarne l'acquisizione, sempre in locazione, con la conseguenza che il costo complessivo per le locazioni lieviterà a 13 milioni annui.

Ma è proprio questa ultima sede a destare forti perplessità, atteso che, in disparte il precario stato di manutenzione, risulterebbe carente di idoneità alla prevenzione incendi e del rispetto di alcune norme di edilizia e urbanistica, con alcuni locali aventi soffitti alti meno di 2 metri e 20 centimetri, con stanze buie con piccole finestre.

Per i soliti maligni, a piazza Indipendenza anche Silvio Pellico avrebbe avuto serie difficoltà.

Nonostante il canone annuo sia tutt'altro che "popolare" (oltre un milione di euro) e il costo pro capite considerevole (potendo ospitare solo una settantina di dipendenti, l'onere per unità di personale si aggirerebbe intorno ai 14 mila euro cadauno, quando il costo di affitto per unità di personale, ad esempio, per la sede di via Torino non supera i 3 mila euro), sembra che i vertici dell'ente siano determinati ad acquisire lo stabile.

Ora c'è curiosità per vedere come l'istituto riuscirà a giustificare la proprie scelte visto che da un elementare programma di calcolo dei mutui e delle spese sembrano emergere dati davvero interessanti.

Infatti, se oggi si partisse con il programma della sede di Pietralata (il cui terreno è stato acquistato nel lontano 2007), nell'arco di quattro anni l'Istat potrebbe avere una nuova sede, a pochissima distanza dalla Stazione Tiburtina in via di realizzazione e destinata a divenire il primo polo ferroviario della capitale.

Il costo programmato della nuova sede Istat, con un mutuo a 25 anni di tipo flessibile, come quello che da tempo l'ente ha ottenuto dalla Cassa Depositi e Prestiti, si aggirerebbe intorno ai 210 milioni (comprensivi dei costi di quattro anni di locazione per le sedi attuali).

Ora, se l'Istat insiste nel non realizzare l'opera a Pietralata, perseverando nella politica delle locazioni, nel suddetto periodo di tempo (25 anni), la spesa ammonterebbe a 325 milioni (con un maggior esborso di ben 115 milioni), che diventano 350, se si tiene conto che l'attuale organizzazione su più sedi comporta maggiori costi energetici e manutentivi per circa 1 milione di euro annui.

Basta un semplice calcolo per rendersi conto che ogni giorno che l'Istat passa senza sede unica, l'erario sborsa più di 35 mila euro al giorno di canoni di locazione.

La vicenda, che non pare essere prioritaria sia per il presidente Giovannini che per il direttore generale Giovanni Fontanarosa, sembra invece tenere sulle spine il neo direttore amministrativo Luciana D'Orio.

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