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Sabato, 31 Gen 2026

di Biancamaria Gentili

Lo statuto del Consiglio nazionale delle ricerche, alla voce incompatibilità (art. 12, comma 1), non sembra fare sconti a presidente e direttore generale. Entrambi non possono essere “amministratori o dipendenti di società”.

Per i membri del consiglio di amministrazione, per quelli del consiglio scientifico e del collegio dei revisori  dei conti è prevista, invece, una incompatibilità relativa, nel senso che i rispettivi componenti “non possono essere amministratori o dipendenti di società che partecipino a programmi di ricerca nei quali è presente il Cnr”.

Per gli organi di vertice del più grosso ente di ricerca del Paese vige, invece, una incompatibilità assoluta che, però, a oggi, non ha impedito a Francesco Profumo, salito all’inizio di settembre sullo scranno più alto del Cnr, di continuare a rivestire la carica di amministratore di ben  cinque società di capitali, due delle quali del calibro di Pirelli & C. spa e Telecom Italia spa, veri colossi nei rispettivi settori.

A due mesi dall’insediamento, non risulta - salvo prova contraria - che Profumo abbia rinunciato ai suoi incarichi né che qualcuno abbia sollevato obiezioni di sorta all’interno del cda, per cui il successore di Maiani, pur in presenza di una precisa disposizione statutaria che non consente né al presidente né al direttore generale di svolgere attività di amministratore all’interno di società, potrebbe continuare a ricoprire cariche societarie usque ad finem.

Che tale norma statutaria sia ben nota all’interno del Cnr è confermato, ove ve ne fosse bisogno, anche dal recente avviso pubblico per la individuazione del nuovo direttore generale dell’ente.

Nel documento è scritto a chiare lettere che colui che verrà incaricato non potrà essere “amministratore o dipendente di società o enti privati”. Si tratta, comunque, di incarichi ben retribuiti, soprattutto da parte di aziende come Pirelli e Telecom, che nel caso di Profumo si sommano all’indennità di presidente del Cnr, che è pari a 179 mila euro annui.

La vicenda suscita perplessità. A prendere posizione fino a ora è stata solo la segreteria nazionale di Usi/RdB, secondo la quale “sarebbe opportuno che Francesco Profumo, in ossequio alle norme statutarie, facesse al più presto la sua scelta: o di qua o di là. Tenere due piedi in sei scarpe è impresa ardua, ancorché illegittima, anche per un manager del suo calibro”.

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