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Sabato, 31 Gen 2026

di Rocco Tritto

Da quasi tre settimane il Consiglio nazionale delle Ricerche è senza presidente.

Subito dopo il giuramento al Qiurinale, avvenuto lunedì 13 novembre, per Francesco Profumo è scattata la irreversibile incompatibilità tra la carica di ministro e quella di presidente del Cnr, con la cessazione immediata di tale ultimo incarico.

A stabilirlo è il comma 3 dell’art. 2 della legge 215/2004, che al comma successivo prevede altresì che l’incompatibilità in questione “perdura per dodici mesi dal termine della carica di governo”.

La già precaria situazione del Cnr rischia di aggravarsi ulteriormente tra circa due settimane con un’altra irreversibile dipartita: quella del direttore generale. A stabilirla è il comma 3 dell’art. 11 dello Statuto dell’ente, a tenore del quale, in caso  di “cessazione dalla carica del presidente prima del termine del mandato, il contratto (del direttore generale, ndr) si risolve decorsi trenta giorni".

Dunque, il 13 dicembre prossimo Tuzi è destinato a uscire di scena, accasandosi molto probabilmente all’Ingv, con la conseguenza che l’ente si troverebbe del tutto acefalo, senza presidente e senza direttore generale.

Ma stando ai rumors sembrerebbe che il neo ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca starebbe escogitando una soluzione volta a salvare capra e cavoli, vale a dire la poltrona di ministro e quella di presidente del Cnr, forse ragionando in analogia con la scelta del premier Monti, che si è autosospeso dalla carica di presidente dell’Università Bocconi. Soltanto che la Bocconi, contrariamente al Cnr, non è un ente di diritto pubblico, per cui, se trovasse conferma, la soluzione attribuita a Profumo sarebbe del tutto impraticabile.

Non solo praticabile ma anzitutto doveroso, invece, è nominare, con la massima sollecitudine, il nuovo presidente dell’ente di piazzale Aldo Moro, che, come Profumo sa, per dimensioni, personale e bilancio (circa un miliardo di euro l’anno) ben può essere paragonato a un ministero con portafoglio.

Le soluzioni a disposizione sono due. La prima, molto rapida e a costo zero, è quella di scegliere dall’elenco dei nomi suggeriti l’estate scorsa dal Comitato di valutazione Salamini, dal quale la Gelmini trasse il nome di Profumo. Si tratta di Andrea Lenzi, Luciano Maiani, Luigi Nicolais e Tullio Pozzan.

In alternativa, Profumo potrebbe avviare una nuova procedura, più lenta e costosa, attraverso la quale individuare una nuova cinquina.

La strada appare stretta e con due sole uscite, che, come noto, sono sempre meglio di un vicolo senza uscita.

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