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Sabato, 31 Gen 2026

di Roberto Tomei

Di fronte alla notizia, sbandierata ai quattro venti, che Confindustria e Cnr hanno firmato un Patto di collaborazione su progetti di ricerca industriale e di diffusione dell'innovazione, il lettore di primo acchito è portato a credere che si tratti senz'altro di un fatto positivo.

Del resto, le sinergie - come continuano stancamente a ripeterci - sono sempre prodromiche dell'ottimizzazione dei risultati, onde  il Cnr  si sente tranquillo di garantire che, in virtù di tale patto, cresceranno sia le imprese che il paese.

Sta di fatto che, trasudando le parti contraenti grande soddisfazione, Squinzi, per l'una, e Nicolais, per l'altra, non fanno altro che manifestare la loro esultanza.

Sennonché il primo è il capo di un'associazione di imprenditori, che deve rispondere soltanto a questi, mentre Nicolais è il capo del più grosso ente pubblico del paese, con un bilancio di un miliardo di euro.

Non si tratta di una differenza di poco conto.

Sì, perché mentre gli imprenditori sono liberi di condurre i loro affari come meglio credono, al fine di trarne il massimo profitto, la stessa cosa non può farla il Cnr, che è invece tenuto a render conto di come agisce. E questo si chiama trasparenza.

Leggendo il laconico comunicato diffuso dall'ente, però, l'esultanza è inversamente proporzionale alla trasparenza. Tanto c'è della prima quanto poco della seconda.

Dovendo escludere che il Cnr si sia messo a fare l'elemosina, tanto più che questa andrebbe semmai indirizzata verso altri destinatari, la prima domanda che sorge spontanea è che cosa ci guadagni l'ente dalla sottoscrizione del Patto con Confindustria e, poi , come tali entrate vengano distribuite tra l'ente e i dipendenti coinvolti nei progetti.

Sono interrogativi da uomo della strada, soprattutto da cittadino-contribuente, dalle cui tasche si attinge per finanziare l'ente di piazzale Aldo Moro. Interrogativi che nessuno avrebbe posto se il Cnr avesse sentito il dovere di rendere pubblico il Patto, di cui invece non v’è traccia.

Tra l'altro ne avrebbe di sicuro guadagnato anche il sito dell’ente guidato da Nicolais che, come ricordato dal Foglietto, sulla trasparenza ha ricevuto dal governo una sonora bocciatura.

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