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Lunedì, 23 Mar 2026

di Rocco Tritto

“Basta con le larghe intese”. “Mi vergogno dell’incontro Renzi-Berlusconi”. “Mai più accordi con Forza Italia”. Questo ed altro di simile, se non di peggio, è stato detto da autorevoli esponenti del Partito democratico all’indomani del blitz del Cavaliere a via del Nazareno, sede nazionale del Pd, su invito ufficiale del neo segretario Matteo Renzi, che col primo si è trovato subito “in profonda sintonia”, manifestandogli pubblicamente anche la sua gratitudine.

A Roma dicono: “Eccola là”.  Alla prima prova, è avvenuto esattamente il contrario di quanto era stato, con veemenza, dichiarato urbi et orbi. Come dire: a scanso di equivoci.

Come noto, soprattutto grazie al Foglietto, la candidatura di Pier Carlo Padoan, già designato dal governo alla carica di presidente dell’Istat, aveva ricevuto un clamoroso disco rosso all’esito di una regolare votazione da parte della commissione affari costituzionali del Senato, nel corso della riunione del 15 gennaio scorso.

Il risultato non era stato gradito da Palazzo Chigi, onde veniva invocato un asserito “errore tecnico” – fatto coincidere, in buona sostanza, nell’ignoranza della legge 196/2009, che prevede la maggioranza dei due terzi per ottenere il parere favorevole della commissione – al fine di ripetere la votazione, come se la precedente non fosse mai avvenuta.

Una modalità operativa censurabile sotto ogni aspetto che, senza motivazioni di sorta, né da parte del governo né della commissione, ha alterato le regole del gioco, con il solo obiettivo di far passare ad ogni costo il candidato gradito al governo.

L’unica forza politica che si è opposta a quello che si è rivelato nient’altro che un atto di forza del potere esecutivo nei confronti del Parlamento è risultata essere il Movimento 5 Stelle che, nella prima votazione – conclusasi, come detto, con la bocciatura del candidato designato dal governo – si è espressa  contro e, nella seconda, si è rifiutata di partecipare, insistendo per la legittimità della prima votazione e, dunque, per la totale illegittimità della seconda.

Sorprendentemente, le puntuali motivazioni del M5S, peraltro riportate in un ampio comunicato, non hanno viceversa fatto sorgere alcun dubbio agli altri componenti della commissione, ossia Pd, Forza Italia, Nuovo centro destra, Sel, Scelta Civica ed altri.

Il risultato, all’esito della votazione bis, è stato, per la gioia del governo Letta, di 20 voti a favore di Padoan, sufficienti per l’agognato parere favorevole.

Un finale possibile soprattutto grazie all’ennesimo abbraccio tra il governativo Pd e l’oppositore, si fa per dire, Forza Italia.

Si sono ripetute così ad horas quelle larghe intese che i “duri e puri” del Pd giuravano e spergiuravano che mai più sarebbero potute verificarsi. Peccato che nessuno, ma proprio nessuno di questi campioni di coerenza abbia sentito la necessità di commentare la vicenda.

Di opposto avviso il sen. Nicola Morra del M5S, componente della commissione affari costituzionali, che con i suoi colleghi ha contestato la seconda votazione: “ Quello che è accaduto in commissione affari costituzionali, per il parere su Padoan, lascia sconcertati e può costituire un pericoloso precedente, per ripetere votazioni dall’esito sgradito alle transeunti maggioranze. Non v’è chi non veda, poi, che l’abbraccio tra Pd e Forza Italia non si è mai di fatto allentato e che quest’ultima fa un’opposizione solo di facciata”.

Ora, salvo ulteriori “errori” (meglio: ignoranza) della legge, che ai cittadini non vengono perdonati, affinché Padoan sbarchi in via Balbo, è necessario superare un altro ostacolo, vale a dire, ottenere il parere favorevole anche dalla Camera dei Deputati. L'appuntamento è per domani pomeriggio.

Staremo a vedere e vi terremo informati.

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