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Domenica, 24 Mag 2026

Comunicato di Usi-Ricerca

La vicenda del change management o della rivoluzione della funzione informatica, avviata dall’Istat alla chetichella e col favore delle tenebre, e sulla quale Usi-Ricerca ha già diffuso un comunicato il 24 gennaio scorso, si è arricchita di nuovi inquietanti particolari.

All’inizio del 2013, la Deloitte Consulting srl si è aggiudicata il contratto per la fornitura di servizi di supporto al change management, per un importo di 356.950 euro (Iva inclusa).

Secondo quanto previsto dal capitolato tecnico, l’attività dell’impresa doveva concretizzarsi in due fasi: la prima della durata di 6 mesi, tra febbraio e agosto 2013, per la progettazione delle attività di change management; la seconda, dopo un intervallo di 12 mesi occorrenti all’Istat per implementare le soluzioni proposte, della durata di tre mesi, finalizzata alla verifica della corretta attuazione del cambiamento.

Accade però che l’Istat, durante la prima fase di progettazione, ritiene necessario richiedere un’integrazione del contratto con la medesima società. Una procedura prevista dal d.lgs. 163/2006, che regola i contratti pubblici, per lavori o servizi complementari, non compresi nel progetto iniziale né nel contratto iniziale, ma che, a seguito di una circostanza imprevista, sono divenuti necessari all'esecuzione dell'opera o del servizio oggetto del progetto o del contratto iniziale.

E quale sarebbe la circostanza imprevista che ha reso necessario la stipula di un atto aggiuntivo al contratto già stipulato con la Deloitte Consulting srl, per ulteriori 170.800 euro?

Una serie di evidenze e criticità emerse durante la prima fase del progetto, del tipo:

1) l’Istat non ha una maturità organizzativa nell’ambito dell’Information e Communication Technology (Ict), per cui è necessario sostenere il processo di cambiamento e di evoluzione culturale interno;

2) mancano gli strumenti di supporto e di monitoraggio delle funzioni Ict;

3) ci sono stati cambiamenti al vertice dell’Istituto (presidenza) in relazione al mutato scenario politico nazionale (sic!), unito ad alcune modifiche organizzative adottate nei Dipartimenti.

Al momento non è dato conoscere chi, come e in quale occasione ha segnalato le predette “evidenze e criticità”, che hanno indotto l’amministrazione a correre ai ripari e a stipulare il predetto atto aggiuntivo, con consistenti oneri altrettanto aggiuntivi.

Di sicuro possiamo dire che chi lo ha fatto non ha dimostrato di avere in grande considerazione il personale informatico dell’Istituto, visto che lo considera privo di “maturità organizzativa” e bisognoso di “evoluzione culturale”.

Alla luce di questi elementi, è ancora più incomprensibile il questionario di autovalutazione trasmesso ai lavoratori della Dcit a dicembre scorso, visto che a quella data il contratto aggiuntivo con la Deloitte era già stato sottoscritto.

La società si appresta, quindi, in virtù del nuovo mandato contrattuale, a gestire anche l'attività di attivazione del processo di cambiamento, così sostituendosi a personale informatico dell'Istat ritenuto, senza prova di appello, inadeguato.

Nonostante le rassicurazioni fornite  a Usi-Ricerca, durante l’incontro del 23 gennaio scorso, dal neo direttore dell’informatica Castanò, nulla sembra deporre a favore dell’idea che il management dell’Istat voglia valorizzare le professionalità interne ed escludere un massiccio ricorso all’outsourcing, cosa che peraltro già sta avvenendo sia per quanto riguarda la già citata Deloitte che per la presenza all’Istat di personale della Gartner Italia srl.

Proprio nulla, visto che anche il piano di formazione triennale, recentemente sottoposto all’attenzione delle organizzazioni sindacali, non contiene specifiche attività di aggiornamento professionale per il personale informatico.

Spetta ora all’amministrazione fornire tutti i chiarimenti e le giustificazioni del caso, in una vicenda che si va facendo sempre meno trasparente.

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