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Lunedì, 26 Ott 2026

di Ivan Duca

Non è certamente da oggi che Usi-Ricerca chiede con insistenza la rigorosa valutazione dell’attività svolta al Cnr sia dai direttori di dipartimento che da quelli di istituto, il cui costo annuo è di circa 14 milioni di euro.

Per anni, l’amministrazione di piazzale Aldo Moro ha fatto orecchie da mercante. Ora, con un provvedimento del cda, adottato il 30 gennaio scorso e reso pubblico il successivo 7 marzo, il Cnr sembra aver avuto finalmente un sussulto.

Di primo acchito, sembrava che la grave lacuna fosse stata colmata. Ma, a leggere bene il documento, che gronda di locuzioni come “procedere, anche in via sperimentale”, ”approccio graduale”, “valutare l’opportunità”, “eventuali modifiche”, “difficoltà di una applicazione nell’immediato” et similia, ci si rende conto che trattasi, in pratica, soltanto di un programma ancora da scrivere. Per cui, nell’immediato, tutto resta come prima.

Tra tutte queste formule degne di Quinto Fabio Massimo, detto Il Temporeggiatore, la perla, perché tale è, è rappresentata dal punto 5 della predetta delibera del cda, laddove si sottolinea che “Nel corso del 2014 saranno monitorati  i parametri connessi alla prestazione scientifica e verrà valutata l’opportunità di una loro utilizzazione del ciclo di valutazione relativa al 2015”.

In disparte il rilievo che sarebbe stato meglio scrivere “nel ciclo …” anziché “del ciclo …”, mamma mia quanti futuri.

Vabbé che quod differtur non aufertur, ma sono in tanti a dubitare di assistere, un giorno, alla valutazione dell’attività scientifica e manageriale dei direttori di dipartimento e di istituto del più grosso ente di ricerca del Paese, che introita quasi un miliardo di euro di risorse pubbliche.

Di fronte a una situazione nota da anni, ci si sarebbe aspettato un po’ più di “decisionismo”; viceversa, il documento licenziato dal cda rappresenta soltanto un condensato di belle promesse che, nella assai remota ipotesi che tutto proceda per il meglio, potrebbe iniziare ad avverarsi non prima del 2016.

Epilogo, del resto, ampiamente previsto dal Foglietto che, in un articolo del 19 febbraio dello scorso anno, sottolineava tra l'altro che "Occorrerà, forse, attendere il 2017 per vedere introdotto nel Cnr un meccanismo di valutazione dei risultati per chi gestisce migliaia di dipendenti ed ingenti risorse economiche pubbliche. Meccanismi che costituiscono la norma per ogni manager pubblico e privato, ma che evidentemente sono ritenuti non necessari nel Cnr, il più grosso ente pubblico di ricerca, con un budget di quasi un miliardo di euro.

Nel Cnr di Luigi Nicolais e di Paolo Annunziato, dunque, avanti tutta ma con coraggiosa prudenza!

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