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Mercoledì, 25 Mar 2026

Tra le frasi celebri, un tempo assai in voga anche in Italia, di Mao Tse Tung, ce n’è una che recita così: Grande è la confusione sotto il sole, la situazione è quindi eccellente.

Comprensibile per un rivoluzionario, questo atteggiamento è però quanto di più lontano possa esserci dallo stato d’animo di chi, in questa fase di crisi infinita, aspira a entrare nella pubblica amministrazione, ovviamente dopo aver meritatamente superato la prevista selezione concorsuale.

Qualsiasi candidato, infatti, una volta presentata regolare domanda, crede giustamente di incamminarsi in un mondo di certezze, restando in benevola (si fa per dire) attesa che gli venga comunicato” l’inizio delle danze”, solitamente coincidente con la data delle prove scritte. Il resto seguirà.

Da parte sua, l’amministrazione  non dovrebbe far altro che attivarsi, per tutto quanto è necessario, per comunicare la tanto attesa data di inizio delle prove, opportunamente cadenzando le fasi successive, fino all’approvazione della graduatoria e alla “chiamata” dei vincitori.

Sembra che, ultimamente, l’Istat voglia quasi fare eccezione a tale consolidato iter procedurale, dato che di un concorso per tecnologo si sono perse le tracce.

Tutto è cominciato parecchio tempo fa, sicché c’era certamente modo per attrezzarsi a dovere. Basti pensare che la Commissione di concorso è stata costituita addirittura da più di un anno, nel gennaio 2013.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma la commissione non è riuscita a fare progressi di sorta.

All’origine dello stallo “il contrasto interpretativo sulle clausole del bando relative alla valutazione dei candidati in ordine alla ammissione alle prove scritte”, il che, in altre parole, potrebbe significare che per alcuni componenti  tali clausole erano condivisibili, mentre per altri erano troppo restrittive, con la conseguenza che avrebbero fortemente ristretto il numero dei partecipanti alle stesse prove scritte.

Prima, il 17 ottobre scorso, sono arrivate le dimissioni di un componente, poi, “nonostante gli sforzi finalizzati a garantire la prosecuzione dei lavori, tale contrasto non è stato superato dalla Commissione nel suo complesso” e i chiarimenti resi dall’amministrazione il 30 dicembre 2013 su richiesta del presidente della Commissione stessa non hanno contribuito a comporre le diverse posizioni.

Insomma, la pugna a colpi di pandette, codicilli e burcardi non solo è proseguita ma non ha avuto né vincitori né vinti. Per nostra consuetudine, non siamo soliti lesinare sui dettagli,  ma non sappiamo altro della strenua e furibonda logomachia.

Pochi giorni fa, il 12 maggio, altri 3 componenti (in tutto sono 5) hanno dato forfait, manifestando “l’impossibilità di continuare i lavori della Commissione” e conseguentemente ne hanno chiesto “lo scioglimento o, comunque, la sostituzione con altri componenti”.

Ora, in disparte il fatto che un componente si può dimettere ma non chiedere lo scioglimento della commissione, resta il dato che di commissari ormai ne è rimasto uno solo, ossia il presidente, sempre che nel frattempo non si sia dimesso anche lui. Insomma, più che di trambusto, dovrebbe parlarsi di una commissione combusta.

L’Istat si è impegnata, per il 6 giugno prossimo, a far conoscere ai candidati, attraverso la Gazzetta Ufficiale, il destino del concorso.

Rebus sic stantibus, non sappiamo proprio cosa potrà accadere. Alcuni anni fa, in un convegno internazionale di statistici, tra i vari gadget si poteva comprare una t-shirt con la seguente simpatica scritta: ”L’incertezza, qualcosa su cui si può sempre contare”.

Noi non crediamo che si tratti di un motto suscettibile di transitare nel mondo del diritto, dunque nemmeno in quello del diritto amministrativo, cui i cittadini sono sottoposti quando instaurano, come nel caso di specie, una relazione con l’amministrazione.

Altrimenti, se per il grande Eduardo gli esami non finiscono mai, per l’Istat potrebbe dirsi che i concorsi non cominciano mai.

 

 

 

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