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Martedì, 27 Ott 2026

Cresce la preoccupazione tra il personale in forza alle sedi territoriali dell’Istat, presenti in ogni capoluogo di Regione. L’allarme è scattato lo scorso 30 aprile, quando è apparsa sul sito della Funzione pubblica la cosiddetta lettera di Renzi&Madia ai dipendenti pubblici. Il messaggio elenca 44 punti, che dovrebbero essere sviluppati per diventare, a detta degli estensori della missiva, la grande riforma della pubblica amministrazione

Ebbene, tra i predetti punti, quello contrassegnato dal n. 28 chiama direttamente in causa le sedi regionali dell’Istat, per le quali Renzi&Madia preannunciano una non meglio specificata “riorganizzazione”.

Tanto è bastato per ingenerare il legittimo sospetto tra il personale in forza alle sedi periferiche dell’ente statistico che la mannaia del governo voglia tagliare quelle che, a torto, forse considera inutili propaggini.

Anche se tardivamente, a preoccuparsi è stato l’attuale vertice (precario) dell’Istat, costituito dal presidente facente funzioni e dal direttore generale reggente che, stando al contenuto di una comunicazione inviata il 16 maggio al personale in forza agli Uffici regionali, avrebbe ricevuto ampie assicurazioni dal ministro della Funzione pubblica sul fatto che non ci sarà il temuto smantellamento.

In attesa di saperne di più, anche per rispondere a quanti chiedono di conoscere la posizione di Usi-Ricerca rispetto a quella che potrà essere la “riorganizzazione renziana” delle sedi regionali dell’Istat, abbiamo deciso di portare all’attenzione del personale una iniziativa, come sempre posta in essere solitariamente e nella indifferenza di quanti oggi si candidano a gestire una possibile emergenza, messa in campo qualche anno fa dal sindacato in quel di Napoli.

Era il 15 settembre del 2006, infatti, quando Usi-Ricerca scelse il capoluogo campano per presentare, nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino, al cospetto di stampa e televisioni, una Relazione dal titolo: “Per fermare la deriva degli uffici regionali Istat, occorre una forte mobilitazione degli enti locali”.

La Relazione, oltre a sottolineare che gli uffici regionali necessitavano di un profonda politica di cambiamento volta a rinsaldare i rapporti con le istituzioni locali, al fine di rendere più utile ed incisiva l’attività dell’ente in periferia, evidenziava che l’amministrazione centrale dell’Istat aveva sistematicamente ignorato i pressanti inviti di Usi-Ricerca ad avviare una seria politica statistica sul territorio, con il rilancio e il potenziamento delle sedi regionali, da trasformare in direzioni territoriali.

L’iniziativa, come detto, ebbe ampio risalto sui media locali, ma venne more solito ignorata dall’Istat.

Anche da parte di altre sigle sindacali, le stesse che oggi, dopo anni di indifferenza, si candidano a gestire una possibile emergenza, calò il silenzio.

A distanza di otto anni, Usi-Ricerca ribadisce, con coerenza, che la posizione di allora è quella di oggi.

Altrettanto non possono dire altri, amministrazione in testa.

 

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