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Venerdì, 25 Set 2026

altSe quanto scritto in una relazione interna risponde al vero, e non abbiamo motivo di dubitarne, il presidente dell’Istat Giorgio Alleva potrebbe centrare un obiettivo che i suoi tre predecessori (Zuliani, Biggeri e Giovannini) nell’ultimo quarto di secolo hanno clamorosamente mancato: la realizzazione della sede unica dell’ente nella capitale.

Stando al documento, la nuova sede verrebbe edificata nel quartiere di Pietralata, a sud-est della capitale, dove l’Istituto di statistica da anni è proprietario di un terreno edificabile di 60 mila mq. (oggi ridotto a un immenso campo di sterpaglie), acquistato nel 2007 dal Comune di Roma per circa 15 milioni di euro, proprio con l’intento di farci un immobile dove riunire le varie sedi romane dell’ente.

Il costo dell’opera non dovrebbe superare i 95 milioni e potrebbe essere realizzata o con l’intero onere a carico dell’ente oppure facendo ricorso allo strumento del contratto di disponibilità di cui all’art. 160-ter del Codice degli appalti, che prevede il pagamento di un canone di disponibilità, da versare soltanto in corrispondenza alla effettiva disponibilità dell’opera stessa.

Cospicui sarebbero i risparmi che l’ente conseguirebbe con la sede unica, atteso che nella predetta relazione si legge che oggi l’Istat sborsa annualmente quasi 14 milioni tra canoni di locazione, pulizia, vigilanza, facchinaggio, manutenzioni, consumi idrici ed energetici.

Ebbene, con la realizzazione della sede i costi nel periodo di vigenza del contratto di disponibilità si ridurrebbero da 14 a 10,5 milioni annui, con un risparmio di 3,5 milioni l'anno. Alla fine del contratto, tali risparmi ammonterebbero addirittura a più di 11 milioni annui, visto che i costi di gestione della nuova sede scenderebbero a poco meno di 3 milioni per ogni anno solare.

Sulla carta, soprattutto in tempi di spending review, il “progetto” dovrebbe partire e realizzarsi speditamente.

Ma sembrano esserci problemi, soprattutto di natura politica, che non sono certamente di oggi.

Il Foglietto, alla specifica questione, fin dalla sua origine, ha dedicato numerosi articoli, soffermandosi anche sull’intervento del predecessore dell’attuale sindaco della capitale alla inaugurazione della X Conferenza di Statistica, dove dichiarò testualmente: “Lavoriamo per trovare una sede all’Istat, che sia qualificante e nel cuore di Roma, affinché possa lavorare al meglio al servizio dell’Italia”. Parole che suscitarono in noi, e non soltanto in noi, sbigottimento dal momento che l’Istat nel quadriennio precedente aveva impegnato e bloccato non poche risorse finanziarie per realizzare la nuova sede nel quartiere di Pietralata.

Le estemporanee dichiarazioni di Alemanno sembrarono confermare voci secondo le quali l’amministrazione Istat avesse accantonato l’idea di realizzare la nuova sede sui 60 mila mq. di Pietralata, con la conseguenza che il terreno sarebbe potuto essere ceduto dall’ente statistico a privati, per una diversa destinazione d’uso da parte del Comune.

Nel quadriennio successivo, nulla, ma proprio nulla di concreto è successo, al di là di periodici contatti tra Istat e assessorato capitolino ai lavori pubblici.

Con l’arrivo di Alleva in via Balbo, il progetto sede unica è stato riesumato, anche perché figurava nel programma “rivoluzionario” presentato dallo stesso Alleva al ministro vigilante e alle commissioni parlamentari, prima della sua nomina a presidente.

Staremo ora a vedere se la nuova sede dell’Istat sorgerà a Pietralata o se la scelta – come si sussurra – cadrà su qualche altro immobile, già pronto per l’uso, ma inutilizzato da qualche anno.

Sarebbe questa l’opzione più gradita dalla politica? Chissà.

 

 

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