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Sabato, 21 Mar 2026

Con le delibere di nomina di direttori e dirigenti dei servizi e la riassegnazione del personale alle nuove strutture, ha preso ufficialmente il via lo scorso 15 aprile la riorganizzazione dell’Istat nell’ambito del processo di modernizzazione fortemente voluto dal presidente Giorgio Alleva.

Alla soddisfazione di chi ha ricevuto o mantenuto un incarico, si contrappone la delusione di chi lo ha perso o ambiva ad averlo per la prima volta.

Ai diversi stati d’animo si aggiunge il forte rammarico di coloro che erano responsabili delle soppresse unità organizzative non dirigenziali (le cosiddette unità operative) che, sebbene non dessero luogo alla corresponsione di alcuna indennità economica, rappresentavano l’ossatura fondamentale dei processi di produzione e di gestione delle attività.

Ora che dalle parole (tante) si passa alla realizzazione del nuovo disegno organizzativo, non è ancora chiaro ai più come saranno suddivisi i diversi compiti e come si potrà assicurare, attraverso tutta la filiera, la qualità delle indagini statistiche, visto che la catena di produzione si è allargata e le responsabilità sono state suddivise tra le diverse strutture.

Alquanto discutibile, sotto tutti i profili, appare anche la scelta di trasferire circa 200 dipendenti alla nuova direzione centrale per la raccolta dati che, nell’immediato, non ha una capacità operativa ben precisa, sottraendole alle strutture di produzione nelle quali erano impegnati fino a pochi giorni fa, senza alcun criterio evidente di selezione e in molti casi a loro insaputa.

Senza contare, poi, il fatto che è in atto una vera e propria rivoluzione logistica tra le sedi romane (sono prossime la chiusura di via Torino e di viale Oceano Pacifico e l’apertura di due nuove sedi nel polo centrale), che non è difficile immaginare che causerà un generale peggioramento del benessere dei lavoratori, se non altro per l’aggravio dei tempi di spostamento tra casa e ufficio.

In attesa di vedere come procederà il rodaggio della “moderna” macchina organizzativa, un primo bilancio che si può tracciare riguarda il destino dei 93 tra dirigenti di ricerca e dirigenti tecnologi attualmente in servizio.

Prima della riforma, tra essi si contavano 2 direttori di dipartimento, 10 direttori centrali, 31 capi servizio, 24 responsabili di unità operativa e 26 senza incarico (di cui 10, a vario titolo, non presenti in istituto).

Dal 15 aprile scorso, tra promozioni, conferme e retrocessioni, si hanno, invece 1 direttore di dipartimento, 10 direttori centrali e 21 capi servizio, mentre a 61 ammonta l’esercito dei senza incarico.

A perdere un incarico più o meno prestigioso sono stati 1 ex capo dipartimento, 3 ex direttori (di uno si sono addirittura perse le tracce, in quanto non risulta assegnato a nessuna direzione) e 14 ex capi servizio, che vanno così a infoltire la schiera di coloro che non si sa bene quale ruolo svolgano.

Tutti dipendenti apicali, con un lauto stipendio, che dovrà in qualche modo essere giustificato. Il costo attuale di questa inefficienza è stimabile in circa 400 mila euro al mese (di cui almeno la metà dovuta alla modernizzazione).

Costi che in tempi di razionalizzazione della spesa appaiono ingiustificabili e potrebbero causare danno erariale di consistente entità.

Distribuzione del personale apicale dell'Istat (Dirigenti di ricerca e Dirigenti tecnologi) per tipologia di incarico
tav istat Ilivello

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