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Venerdì, 30 Gen 2026

Il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Massimo Inguscio, ha meditato 19 mesi prima di mettere all’ordine del giorno del cda la nomina del suo vice che è prevista dallo statuto dell’ente.

Eppure, logica e buonsenso avrebbero voluto che la predetta nomina fosse tra i primi adempimenti del consiglio di amministrazione targato Inguscio.

Ma, sia come sia, il vuoto è stato colmato lo scorso 26 settembre, quando l’odg della seduta del cda finalmente ha previsto, al punto 5, la nomina tanto attesa.

Quanti si aspettavano che – data la solennità dell’evento – il consesso non solo fosse vestito a festa ma anche al gran completo, è rimasto profondamente deluso perché nell’Aula Fermi di piazzale Aldo Moro, all’ora canonica (le 14:30), si sono ritrovati soltanto in tre: il presidente Inguscio e i consiglieri Tommaso Edoardo Frosini e Vito Mocella. Assenti, invece, i consiglieri Roberto Lagalla e Gloria Saccani Jotti.

Tra i più attenti ai lavori del cda, si era subito sparsa la voce che la nomina del vice presidente sarebbe stata rinviata ad altra seduta, quando il consiglio sarebbe stato a ranghi compatti e, con voto unanime, avrebbe potuto dare l’autorevolezza che merita alla figura del vice presidente del più grosso ente di ricerca del Paese.

Nulla di tutto questo, perché il punto 5 all’odg, nonostante l’assenza di due consiglieri, è stato trattato, dal momento che, come leggesi nella deliberazione n. 116/2017, il cda “considerata la proposta del Presidente …”, all’unanimità dei presenti, ha nominato vice presidente il Prof. Tommaso Edoardo Frosini, al quale, evidentemente sono andati tre voti: quello del presidente Inguscio, quello del consigliere Mocella e il suo.

Se è vero che, da un lato, la nomina di Frosini ha colmato un vuoto istituzionale che, immotivatamente, si protraeva da quasi due anni, dall’altro, stando ai rumors che echeggiano ai piani nobili della sede centrale dell’ente, avrebbe provocato una spaccatura all’interno del cda, che giustificherebbe almeno una delle due assenze registrate alla seduta del 26 settembre.

Il consigliere Lagalla, già Rettore dell’Università di Palermo, infatti, secondo i soliti maligni che certamente non mancano a piazzale Aldo Moro, non avrebbe disdegnato l’investitura al posto di Frosini, trattandosi di un prestigioso incarico che, nell’immediato, lo stesso Lagalla avrebbe potuto “esibire” nel corso della campagna elettorale per la Regione Sicilia, all’esito della quale – secondo notizie di stampa – in caso di successo del centro-destra, egli ambirebbe a tornare al vertice dell’assessorato alla Sanità, che ha già guidato nell’era Cuffaro.

Ma, sicuramente, tra poco più di due anni, quando Inguscio avrà terminato il suo primo mandato, Lagalla, nella veste di vice presidente, avrebbe potuto aumentare, e non di poco, le sue chance per diventare il n. 1 di piazzale Aldo Moro.

Sono in tanti a chiedersi se è stato per questo che Inguscio, il 26 settembre scorso, pur in presenza di un cda “zoppo”, orfano di due consiglieri, ha preferito tirare dritto, eleggendo un vice presidente col voto unanime dei presenti!

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