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Venerdì, 15 Mag 2026

Cimec unitrentoLa creatività viene solitamente attribuita ai fattori più disparati: dall’ispirazione nata dalle muse all’illuminazione divina, dal mistero del talento innato a un numero prodigioso di anni spesi a migliorare la tecnica con esercizi costanti. Lo studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Trento, però, dimostra che un fattore determinante nell’attività creativa sarebbe di natura ben diversa.

Gli studiosi spiegano che alla base dell’atto creativo – degli artisti e dei non artisti – ci sarebbe una combinazione di funzioni del cervello: da una parte, il vagabondare della mente con il pensiero divergente e la generazione di idee e, dall’altra, il controllo dell’attenzione.

I risultati emergono da un lavoro sulla creatività nell’arte visiva, pubblicato di recente dalla rivista scientifica internazionale Scientific Reports (dell’editore Nature), con il titolo “Brain networks for visual creativity: a functional connectivity study of planning a visual artwork”. Negli artisti la connessione tra queste funzioni risulta più marcata rispetto a quanto accade nei non-artisti.

Lo studio è stato sviluppato da alcuni neuroscienziati del Centro Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, in collaborazione con il Mart, Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Gli autori sono Nicola De Pisapia (CIMeC e Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive), Francesca Bacci (Mart), Danielle Parrott e David Melcher (entrambi del CIMeC). Il team interdisciplinare ha analizzato le basi neuronali del processo creativo nell’arte visiva e hanno rappresentato su delle mappe, come fossero dei geografi, cosa accade nel cervello nel momento dell’ideazione di un’opera d’arte. Dalle mappe delle reti cerebrali si comprende che si attivano aree diverse del cervello. «I risultati suggeriscono che la creatività comporta un equilibrio sapiente di due circuiti neuronali tradizionalmente considerati in opposizione tra loro», spiegano i ricercatori.

Per svolgere lo studio, è stato coinvolto un gruppo di artisti e un gruppo di persone estranee al mondo dell’arte e del disegno. Si è usato lo strumento della Risonanza Magnetica funzionale (fMRI), che permette di elaborare delle mappe del cervello in azione. Ad artisti e non-artisti si è assegnato un compito di immaginazione creativa. «Lo studio – mette in evidenza De Pisapia – ha confermato che esiste un forte coordinamento tra le regioni del cervello deputate al pensiero divergente/generazione di idee e quelle invece specifiche del controllo dell’attenzione. Inoltre è emerso che la connettività è ancora maggiore tra gli artisti professionisti, sottoposti quotidianamente alla formazione e alla pratica nella creazione di opere visive».

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